venerdì 27 marzo 2015

A Serbian Film (2010)

Milos è un attore porno serbo e quarantenne che si è ritirato dalle scene. L'uomo, in chiara parabola discendente, riesce a stento a dar da mangiare alla sua famiglia, in una nazione piegata dalla crisi economica. Una ex-collega approfitta del suo stato di bisogno e gli propone un affare impossibile da rifiutare: girare un ultimo film porno, senza conoscere assolutamente nulla del copione. Il compenso: la sua famiglia sarà mantenuta a vita e non dovrà mai più preoccuparsi di lavorare.

È difficile parlare di un'opera come “A Serbian Film”. Credo non mi sia mai successo di avere problemi nel trovare abbastanza parole per descrivere un film, o avere un’estrema difficoltà nel decidere se promuoverlo o bocciarlo. Una cosa è certa: il film di Srdjan Spasojevic è un film forte, fortissimo, adatto a un pubblico non facilmente (e sto sminuendolo) impressionabile, tanto forte da non essere stato nemmeno doppiato in italiano (che io sappia) e censurato in tantissimi Paesi. Non è un vero, classico Horror, ma di orrore ne ha tanto. L’orrore peggiore, quello umano, quello terreno, al contrario di quello alieno, di quello mostruoso o di quello fantastico, è l’orrore vero. È l’orrore che si insinua in certi ambienti, in certe situazioni in cui può capitare di ritrovarsi senza sapere bene il perché. Il protagonista di “A Serbian Film” ha senza dubbio le sue colpe, ma l’orrore che gli si crea (e crea lui stesso) intorno forse poteva essere evitato con un po’ più di accortezza.
La scena iniziale del film potrebbe già risultare disturbante a tanti: un bambino che vede un DVD di un film porno con protagonista... suo padre. Per fortuna arrivano i genitori a interromperlo senza fare troppi drammi: “Il mio primo porno l’ho visto alla sua età”, afferma con calma il padre, ex attore hard. E alla domanda del piccolo alla mamma: “Che faceva lì papà?”, lei risponde con altrettanta calma: “Stava soltanto giocando con delle sue amichette. È come un cartone animato solo che è per adulti.”. Perfetto. E a me la scena ha strappato più di un sorriso. E i sorrisi si fermano lì. Questa scena iniziale, al confronto di tutto il resto, è effettivamente una scena comica, esilarante. La spirale di orrore che si verrà a creare col passare dei minuti non ammette alcuna morale, alcun senso del giusto e dello sbagliato. Il regista dichiarerà in un'intervista: "Questo film è il diario delle angherie inflitteci dal Governo Serbo, il potere che obbliga le persone a fare quello che non vogliono fare, devono sentire la violenza per capirla."
È una sua interpretazione, l’interpretazione, per l’esattezza, del creatore dell’opera, e dovremmo quindi in definitiva credergli.
Sinceramente però non riesco tanto a collegare ciò che ho visto nel film con gli orrori delle guerre e delle dittature, in Serbia o in chissà quale altro posto. Un'interpretazione del genere può starci, certo, ma la trovo un po' forzata. Ho visto, nel film, tanto orrore umano, terribile, atroce, amorale, ma non per questo impossibile. Ed è proprio per questo che alla fine mi trovo a dare una piena sufficienza a Spasojevic per il coraggio: non è da tutti portare sul grande schermo una storia così, una delle tante che nella realtà il genere umano, sì, purtroppo sì, potrebbe generare (o ha generato). Non soltanto eroici gesti, non soltanto amori straordinari, non soltanto catastrofi naturali, ma anche, appunto, gesti disumani, amoralità allo stato puro, catastrofi intimamente umane. Ecco quello che ci mostra “A Serbian Film”, senza prese di posizione o morali di fondo, e se non siete pronti a tutto questo, un consiglio: non guardatelo.
(VOTO 6,5 – A Horror Film)

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