Tra le varie proposte di Netflix, un film in particolare ha catturato la mia attenzione: "The Last House". Il film parte da un'idea molto interessante, anche se non originalissima: una famiglia scopre di essere rimasta sigillata in casa, senza alcuna possibilità di uscita. Inutili tutti i tentativi, dallo sfondamento delle porte alla frantumazione dei vetri delle finestre. Non c'è modo per uscire, mentre fuori una pioggia incessante sembra non dare tregua. A peggiorare la situazione, direi ovviamente, anche il completo isolamento delle comunicazioni. Per la famiglia e, si scoprirà presto, per il quartiere e la città intera, sembra non esserci proprio modo per venir fuori da quella situazione tanto assurda quanto inquietante...

Ma l'inquietudine per questa sorta di prigionia sembra insinuarsi più nello spettatore (almeno per quanto mi riguardava) che nei protagonisti. Insomma, ti ritrovi bloccato in quella situazione, con porte che non si sfondano, vetri che non si rompono, comunicazioni andate a farsi benedire, e... niente, i protagonisti pensano che possa trattarsi di qualcosa di temporaneo (cazzo, i vetri non si rompono!), di non così poi impossibile da affrontare, tanto che tutto il quartiere si ritrova a festeggiare il Natale tra sorrisi e abbracci, facendosi pure gli auguri attraverso le finestre in quella che mi è parsa davvero una scena tanto imbarazzante quanto inverosimile, totalmente fuori luogo (i giovani e quelli bravi direbbero cringe).

E che ci sia poco da festeggiare o da fare gli sboroni lo capiranno (ma noi, ripeto, l'avevamo già capito dopo un minuto e mezzo dall'inizio della prigionia) quando si accorgeranno che senza uscire, magari, non si può più andare al supermercato a fare la spesa. E nemmeno chiamare il camioncino dell'Esselunga che ti arriva casa o, magari, ordinare una pizza a domicilio. Che dite? Sarebbe stato il caso di cagarsi un po' sotto già da qualche giorno o, addirittura, mese?

L'idea buona iniziale, infatti, comincia a sgretolarsi sotto i colpi di scelte, da parte della famiglia protagonista, davvero inspiegabili, assurde, e che verso la fine del film richiederanno massicce dosi di sospensione dell'incredulità, anche per poter accettare improbabili (a dir poco) soluzioni al problema cibo.
La scelta poi di effettuare un salto temporale si rivela a mio parere sbagliata, innanzitutto perché non sembravano proprio esserci i presupposti per portare avanti di così tanto una situazione del genere. Ma se proprio salto temporale doveva esserci (magari più breve!), si sarebbe potuto sfruttare meglio il cambiamento di dinamiche familiare che, invece, è stato soltanto abbozzato.
Il lockdown imposto non certo da Conte o da Big Pharma sembra quindi essere qualcosa di molto meno terreno, e ogni tentativo per uscirne risulta essere vano, anche perché là fuori comincia a vedersi qualcosa; e non sembrano essere i soccorsi...

Il punto più alto dell'assurdità narrativa si toccherà ovviamente nel finale. Il film scorre pure, anche se per la seconda metà scorre tra il divertimento e il "ma che cazzo stanno facendo?!", fino ad arrivare a un finale, appunto, a dir poco grottesco. Tutto viene svelato, anche se il mistero e la voglia di scoprire cosa stesse accadendo che inizialmente la facevano da padrone, sono andati via via scemando.
Tutto poi si risolve nella maniera più assurda, imbarazzante e inverosimile che si possa concepire durante la stesura di un soggetto, non aiutato poi nemmeno da una sceneggiatura così così.
Un finale (ma forse quasi la seconda metà) che, proprio per questo, per quanto mi riguarda riesce a far bocciare l'intero film.
VOTO (da 1 a 5): 🍿🍿 - Pioggia Battente
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