E quale sarebbe la stranezza?, direbbero quelli che non hanno visto il film. Beh, il colore; perché guardare "Backrooms" in una sala con le poltrone dello stesso colore delle inquietanti "stanze" protagoniste del film è stato di sicuro un elemento scenico (e a tratti surreale) in più. Ma di cosa parla questo film nato da un corto nato a sua volta da una sorta di leggenda metropolitana?
Dopo una scena iniziale in cui vediamo succedere qualcosa di terribile (che non starò qui a riportare per evitare qualsiasi tipo di spoiler), si cambia registro e ci ritroviamo a fare i conti con il poco simpatico Clark, un architetto fallito finito a vendere mobili, che dopo la separazione con la moglie decide di andare in terapia. La vita dell'uomo non è proprio il massimo, visto che si ritrova addirittura a dormire in negozio. E sarà proprio questa sua disperata situazione a fargli scoprire che lì, nei sotterranei del suo negozio di mobili, si nasconde qualcosa di davvero affascinante. E terrificante. Ecco allora che si ritroverà a esplorare spazi liminali infiniti, indefiniti e inquietanti...















