lunedì 29 giugno 2026

Backrooms (2026)

Ci voleva una serata in trasferta per trovare tempo e modo per andare al cinema a guardarmi "Backrooms". Come se non bastasse, per restare in atmosfera, nella sala di quel Cinema, il Città Fiera di Udine, mi sono ritrovato completamente da solo fino a una decina di minuti prima dell'inizio... con queste poltrone:

E quale sarebbe la stranezza?, direbbero quelli che non hanno visto il film. Beh, il colore; perché guardare "Backrooms" in una sala con le poltrone dello stesso colore delle inquietanti "stanze" protagoniste del film è stato di sicuro un elemento scenico (e a tratti surreale) in più. Ma di cosa parla questo film nato da un corto nato a sua volta da una sorta di leggenda metropolitana?
Dopo una scena iniziale in cui vediamo succedere qualcosa di terribile (che non starò qui a riportare per evitare qualsiasi tipo di spoiler), si cambia registro e ci ritroviamo a fare i conti con il poco simpatico Clark, un architetto fallito finito a vendere mobili, che dopo la separazione con la moglie decide di andare in terapia. La vita dell'uomo non è proprio il massimo, visto che si ritrova addirittura a dormire in negozio. E sarà proprio questa sua disperata situazione a fargli scoprire che lì, nei sotterranei del suo negozio di mobili, si nasconde qualcosa di davvero affascinante. E terrificante. Ecco allora che si ritroverà a esplorare spazi liminali infiniti, indefiniti e inquietanti...

Diciamo subito che mi aspettavo davvero tanto da questo film, e una volta iniziato sembrava proprio poter soddisfare in pieno le mie aspettative: la messa in scena dell'esplorazione delle cosiddette Backrooms. Il fascino dell'ignoto, dell'inspiegabile, dell'inquietudine in forma concreta: stanze infinite, senza un vero senso, senza uno scopo, molte delle quali vuote o, ancor peggio, piene di cose assurde e sconcertanti. 

Per buona parte del film, direi più della metà, ci ritroviamo così noi stessi a esplorare quei luoghi insieme al nostro Clark. Ma quando il tempo passa, il film si allunga, sembra chiaro che per arrivare all'ora e quaranta annunciata dalla durata dell'opera ci sia bisogno di inventarsi qualcos'altro. Ed è stato proprio allora che il film, a mio parere, ha cominciato a perdere pezzi.

Elementi si aggiungono a una struttura che, seppur in qualche modo ripetitiva (molti avranno gridato alla noia), secondo me funzionava. Cominciano così le spiegazioni a un film nato e ispirato da un fenomeno affascinante proprio perché inspiegabile. Dopo una buona metà di film che, come dicevo, mi aveva mostrato ciò che mi sarei aspettato da un'opera del genere, si vira verso altro, e se da una parte le spiegazioni potrebbero anche funzionare, dall'altro fa perdere al film tanto, soprattutto in fascino e mistero.

Parte finale (e spiegoni) a parte, dunque, per me "Backrooms" è assolutamente da guardare, e di sicuro ci sarà chi lo avrà apprezzato fino all'ultima scena. Un'ultima scena che si ricollega con quella iniziale: il tutto funziona? Probabilmente sì. Ma, ripeto, fa perdere fascino e forza al fenomeno oggetto del film. Peccato.
VOTO (da 1 a 5): 🍿🍿🍿 - Infinito Indefinito

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