giovedì 30 aprile 2020

Hi Score Girl (Stagioni 1 e 2)

No, non guardo soltanto roba violenta, macabra, orrorifica e sanguinolenta. In fondo, ho un cuore di bambino anch'io... e no, non è conservato in un barattolo sopra la scrivania come quello di Stephen King. Il mio, come scommetto in fondo anche il suo, batte ancora forte per tenere vivo il bimbo che è in me. 
E dopo una presentazione del genere, proviamo a tornare seri, e tuffiamoci nel mondo dei videogames di "Hi Score Girl", la Serie TV animata di Netflix che vede protagonista Haruo Yaguchi, un bambino di undici anni che non eccelle nello studio e nello sport, ma che invece è un gran campione di videogiochi, soprattutto per quanto riguarda i "Picchiaduro Arcade" (siamo nel 1991). Ma il suo dominio da videogamer un giorno viene messo in discussione da una sua compagna di classe, popolare, ricca, bella e intelligente, che incredibilmente nella Sala Giochi dove è di casa, riesce a metterlo alle corde in Street Fighter II, sconfiggendolo col suo amato bestione Zangief. Questa sua compagna di classe è Akira Ōno, che, come se non bastasse, si dimostra bravissima anche in altri videogiochi. Tra i due inizia così un bel rapporto di amicizia e rivalità, che li porterà più volte a vivere situazioni particolari, divertenti, e anche... romantiche.
La cosa che più mi ha conquistato di questo Anime, per quanto mi riguarda, è probabilmente il fatto che i protagonisti hanno tutti la mia stessa età. In quegli stessi anni, infatti, anch'io ero alle prese con Sale Giochi, Street Fighter II (quante 200 lire inserite in fessura!) e tutti gli altri Videogiochi che sono passati in rassegna nel Cartone. Per non parlare poi delle Console, dal Game Boy al Super Nintendo. Insomma... in "Hi Score Girl" c'è la mia infanzia da accanito giocatore di videogames, e non poteva non conquistarmi. Una vera e propria enciclopedia del videogame di inizio anni '90, gli unici videogiochi ai quali sono ancora tutt'oggi affezionato (non mi sono lasciato sfuggire mini NES e mini Super Nintendo), e a cui ancora gioco sui vari emulatori; ebbene... i nuovi super megagalattici videogiochi in Ultra 3D/4K/Virtual Reality e chi più ne ha più ne metta non mi hanno mai conquistato, tanto da essermi fermato alla PS2. Povero me.
In questo Anime, c'è da sottolinearlo, oltre alla storia dei videogiochi troviamo anche quella di un amore adolescenziale molto, molto complicato. Yaguchi non pensa altro che ai videogiochi, Ōno è una ragazzina di poche, anzi, nulle parole, e... e poi c'è l'altrettanto bella e brava Hidaka. E al riguardo che dire: mi ha divertito parecchio anche questo "filone" adolescenzialromantico, anche se io, al contrario di Yaguchi, nel periodo delle medie direi di non aver mai avuto due belle ragazzine pronte a sfidarsi a Street Fighter II per conquistarmi; sarà stato per il fatto che il mio preferito non era il biondo e muscoloso Guile, ma lo snodabile e sputafuoco Dhalsim? Probabile...
Due Stagioni, quelle di "Hi Score Girl", promosse a pieni voti, e di cui aspetto assolutamente la Terza. Ma nel giudizio, come scritto, potrei essere di parte!
(VOTO: 7,5 - Cuori e Cazzotti)

mercoledì 29 aprile 2020

L'Uomo e l'Isola (Episodio #003 - Domani non pioverà)


EPISODIO #003 - Domani non pioverà

Come funziona esattamente la memoria? Come si può arrivare a ricordare cose di un passato molto remoto, e a scordarne altre di un passato recente, recentissimo? 
Lo shock..., pensò l'uomo sull'Isola, per l'ennesima volta. 
Un forte shock può farti perdere la memoria a breve termine..., pensò ancora, sforzandosi di ricordare il più possibile del suo recente passato, del suo arrivo su quell'Isola.
Sì, un forte shock può provocare problemi del genere, credo di averlo letto da qualche parte, in passato...
Ed eccolo, il passato, quello che ricordava a dispetto di quello che gli era accaduto più recentemente. Un passato fatto di incontri, di abbracci, di risate, di letture, di film... sì, di film.
L'uomo guardò quella sorta di spaventapasseri all'interno della sua capanna, fatto di erba secca, noci di cocco, legnetti e conchiglie. Il suo "Wilson".
«Ti ho dato il nome che il protagonista di un film, di cui adesso non ricordo il titolo, diede al suo pupazzo, anzi, alla sua palla, quando si ritrovò più o meno nella mia stessa situazione, sai?»
C'era stato un periodo, fino a qualche tempo prima, in cui l'uomo parlava spesso al suo Wilson. Gli raccontava di ciò che ricordava della sua vita antecedente all'Isola, dei suoi amici, delle sue donne, del suo lavoro e dei suoi hobby. Ci parlava spesso perché parlarci lo faceva stare bene, lo faceva sentire meno solo, e lo aiutava addirittura a ricordare cose nuove. Poi, però, qualcosa si era rotto, e negli ultimi tempi aveva cominciato a non dargli neanche il buongiorno.
«Non guardarmi così», esclamò l'uomo al pupazzo. «Lo stronzo sei stato tu. Non rispondevi mai.»
In quel momento gli tornò alla mente l'attimo in cui aveva deciso di mandare al diavolo Wilson. Era una mattina fredda e piovosa, e all'ennesima mancanza di una sua risposta al suo buongiorno, l'uomo era stato colto da una rabbia incontrollabile, e aveva picchiato con violenza il pupazzo, quasi distruggendolo del tutto. Per poi rimetterlo in sesto.
La pazzia è dunque arrivata già da tempo, gli sussurrò una voce nella testa, mentre continuava a fissare Wilson.  
«Come?», gli chiese a voce.
Ma Wilson non rispose. Perché non era stato Wilson a parlargli. 
«Non dirmi che vorresti parlare ma che non ci riesci...»
Wilson sembrò muovere leggermente la piccola testa di cocco. Leggermente.
«Sì, dovrei farti una bocca, intagliartela, e non disegnartela con un tizzone del cazzo. Sì, forse te la farò.» 
Pazzia o meno, scambiare quattro chiacchiere con un pupazzo inanimato invece che con se stesso... sì, lo faceva stare bene.
«Sì, mi fa stare bene. Anzi, meglio. Scusami se ti ho fatto del male. Scusami se non ti ho più parlato come un tempo», aggiunse l'uomo, avvicinandosi a Wilson, che se ne restava fermo a fissarlo con i suoi occhi fatti di conchiglia. Restò per qualche secondo in silenzio, a un passo dallo spaventapasseri, anche se di passeri, su quell'Isola, non ce n'erano. Poi si calò verso di lui, e gli chiese: «Come? No, no... non sto qui a perdere tempo per paura di andare lassù. È che voglio aspettare domani. La Luna sarà piena, e anche se dovessi far tardi, ritrovarmi lì di notte, la sua luce mi aiuterà.»
Wilson lo fissò in silenzio.
«Vuoi venire con me?»
Smettila di fare il coglione, smettila di far finta di aver accettato la tua pazzia. Non sei pazzo, amico, sei soltanto disperato. 
«E c'è differenza?», chiese a quella voce nella sua testa. «C'è differenza tra pazzia e disperazione in una situazione come la mia?», chiese a Wilson.
Entrambi non risposero.

lunedì 27 aprile 2020

Angoscia (2015)

Avevo "Anguish" ("Angoscia") da un po' di tempo in lista, tanto da avere soltanto la versione in lingua originale, e allora quale momento più opportuno di una sera primaverile di pioggia di un giorno di quarantena per gustarmene la visione?
Il film di Sonny Mallhi parte con una scena che subito mantiene le aspettative create dal titolo: la giovane Lucy, dopo un litigio in macchina con la mamma, per colpa di un mancato via libera a un campeggio a cui la ragazzina voleva andare, scende dalla macchina della madre e viene investita da un'auto di passaggio. La storia, quindi, si sposta poi su Tess, un'adolescente coetanea di Lucy, che si trasferisce con la mamma (il padre è un marine in missione) nella stessa città dov'è avvenuta la tragedia. Ma Tess, al contrario di Lucy, è una ragazza decisamente più problematica, visto che soffre di disturbi comportamentali, che la rendono anche vittima di inquietanti allucinazioni. 
La forza del film sta nell'intrecciare le vite di queste due ragazze così diverse, per via di quello che sembra essere un dono di cui è dotata Tess. E così, l'ultima mezz'ora del film ci fa vivere per davvero l'angoscia non solo di un'adolescente con seri problemi e allucinazioni, ma anche e soprattutto quella di due mamme, entrambe disperate, per ovvi motivi. Il film così si tinge di forti sfumature dark nella parte finale, arrivando a un colpo di scena forse non difficile da prevedere, ma sviluppato in maniera davvero ottima. Bravissima anche la giovane attrice che interpreta Tess. Un film assolutamente da vedere. Con o senza pioggia. Con o senza quarantena.
(VOTO: 7,5 - Il Giusto Equilibrio)

giovedì 23 aprile 2020

Stephen King - Insomnia

Dei tanti libri di Stephen King che hanno riferimenti a quel meraviglioso mondo che è "La Torre Nera", "Insomnia" è senza dubbio uno di quelli che alla Torre è più collegato. Sarà per questo che il romanzo che vede protagonista il vecchio Ralph è uno dei miei preferiti. Un romanzo forse non semplice, che inizialmente potrebbe risultare ostico, ma che poi esplode in tutta la cupa creatività di King.
Ralph Roberts è il protagonista del romanzo, un uomo non più giovane, a cui crolla definitivamente addosso il peso della sua età dopo aver perso la moglie per un cancro. Dopo questa tragedia, Ralph comincerà a soffrire d'insonnia, e grazie a una di queste notti insonni scoprirà l'esistenza di un mondo a parte, forse sovrapposto al nostro, in cui si intravedono inquietanti esseri calvi in uniforme da medico armati di strane forbici. Da qui si accorgerà di aver sviluppato dei particolari poteri paranormali, che gli permetteranno di osservare delle auree colorate attorno alle persone...
Ma cosa vogliono dire quelle auree colorate? E chi sono i dottorini calvi?
Nel romanzo si affrontano anche problemi molto più reali, come quello della violenza sulle donne e il diritto all'aborto. E così Ralph, con un occhio in un mondo e l'altro in un altro, si ritroverà suo malgrado protagonista di una storia davvero particolare. E che, come già detto, ci farà respirare la polverosa e mistica aria del Medio-Mondo...
(VOTO: 8,5 - Occhio alle Forbici)

martedì 21 aprile 2020

The Descent - Discesa nelle Tenebre (2005)

Dei tanti film Horror che ho visto in vita mia, "The Descent" è uno dei miei preferiti in assoluto. Il film di Neil Marshall, infatti, inquieta davvero, e per me è stata una fortuna guardarlo dopo l'escursione che ho fatto una quindicina di anni fa nelle Grotte di Sant'Angelo, in Calabria, con tanto di funi, moschettoni, caschetto e passaggi in cunicoli stretti e claustrofobici, perché se fosse avvenuto il contrario... beh, avrei avuto qualche difficoltà in più ad accettare, anzi, come ci tiene a sottolineare ancora distanza di anni mia moglie, a proporre io stesso quell'escursione "privata" (eravamo solo noi quattro amici, più la Guida) in quel posto buio e profondo; un buio che, in assenza di una qualsiasi fonte di luce, così come ci fece provare la Guida, facendoci spegnere torce, caschi, facendoci nascondere orologi e cellulari, dopo pochi minuti stordisce, smarrisce, facendoti completamente perdere il senso dell'orientamento.
E un posto buio e profondo è anche quello in cui capitano le sei ragazze protagoniste di questa agghiacciante storia.
L'inizio del film ci porta però a un anno prima, alla tragedia che vede protagonista una delle sei, Sarah, che in un incidente stradale perde suo marito e la sua piccola figlia. Un anno dopo, ecco che Sarah si ritrova con altre cinque amiche (di cui una "nuova") per una discesa nelle cave di Boreham, sugli Appalachi, perché la vita, in un modo o nell'altro, deve andare avanti. E allora che avventura sia.
Ma là sotto, nel buio davvero buio, le sei esperte, tutt'altro che sprovvedute amiche, scopriranno ben presto di non essere sole. E allora, signori, eccolo, l'inferno.
In una situazione del genere, io probabilmente mi sarei impiccato con una delle corde in dotazione ben prima della scoperta dell'allegra compagnia sotterranea, ovvero nel momento in cui una delle ragazze svela alle altre un piccolo particolare dopo un primo, piccolo incidente. E a guardare il resto del film... avrei fatto benissimo.
Un film claustrofobico, angosciante come pochi, in un crescendo di tensione che ci coinvolgerà nella spirale di orrore di cui saranno vittime le protagoniste. Il finale, poi, rende questo film ancora più bello, rendendo onore a un genere troppe volte maltrattato.
(VOTO: 9 - Un tranquillo Weekend d'Orrore)

lunedì 20 aprile 2020

Hunters (Stagione 1)

Può una Serie TV cominciare alla grande, con una scena d'apertura pazzesca, per poi crollare clamorosamente nel finale, con una scena di chiusura da "no comment"? La risposta è sì. Anzi, la risposta è "Hunters".
Le danze, come detto, si aprono con una scena davvero forte, che pone le basi per una storia molto interessante e intrigante. Siamo infatti nella New York del 1977, dove troviamo i Cacciatori, un gruppo eterogeneo a caccia... di nazisti. Centinaia di ufficiali nazisti, infatti, si nascondono tra la gente comune, cospirando addirittura la nascita di un nuovo Reich negli Stati Uniti. Il gruppo, guidato da Meyer Offerman (Al Pacino), parte così alla ricerca di questi lupi travestiti da agnelli, senza fare sconti. Di nessun genere. 
La prima parte della Serie, seppur con qualche difetto, si sviluppa onestamente; certo, con qualche apparizione defuntonirica in meno sarebbe stato meglio. Ma il problema, anzi i problemi, arrivano nella seconda parte, quella della vera e propria resa dei conti. Ora: su questo mio blog difficilmente parlo di Film e Serie TV facendo Spoiler, e non lo farò neanche stavolta, ma la domanda che mi sono posto guardando l'episodio finale è stata una e soltanto una: perché?! Senza quell'episodio finale, la Serie non sarebbe stata comunque un capolavoro, vista la continua dose di sospensione dell'incredulità richiesta allo spettatore durante alcune scene su cui è meglio sorvolare, ma sarebbe stata comunque un buon intrattenimento. E invece arriva l'episodio finale, con una serie di colpi di scena da far accapponare la pelle. Insomma... non per forza dobbiamo piazzare uno o più colpi di scena nel finale di una storia. E quando vanno messi, vanno messi bene, scritti bene, con coerenza (almeno un minimo), senso logico (fiction non vuol dire faccioquelcazzochemipare; quello possono farlo soltanto Lynch e pochi altri) e rispetto per lo spettatore. In "Hunters" si sfiora l'assurdo, il ridicolo e il pasticcio. E un solo episodio, quello finale, ha la capacità di rendere l'intera Serie nemmeno degna della sufficienza. 
(VOTO: 5,5 - Buone intenzioni, cattiva esecuzione)

domenica 19 aprile 2020

Le Canzoni della Sera (Volume 15)

Ed eccoci dunque a un anno di "Canzoni della Sera". È da un anno, quindi, che condivido sui miei profili Social una canzone a sera, tra artisti che ho sempre amato, nuove scoperte, canzoni che mi ricordano tempi e avvenimenti passati, e altre ascoltate per caso e subito entrate nelle mie corde. Nelle 384 canzoni fino a ieri postate, c'è davvero di tutto.
Ma parliamo un po' delle 25 canzoni riportate qui sotto, in questa sorta di nuova compilation. La quindicesima, per l'esattezza.
Cominciamo con la Musica Italiana, e con i (o la) Bandabardò e la loro "Beppeanna", ai più conosciuta come "Se mi rilasso collasso", che poi diventerà il titolo di un loro disco live. Passiamo così da un gruppo ormai storico, a un altro che avrebbe potuto diventarlo: i Blastema. Qui con "Orso Bianco", il gruppo romagnolo nei 3 album in studio mi ha sempre sorpreso, per poi, dal 2015, chiudersi in un lungo silenzio. Peccato... perché a mio parere c'erano le basi per un'ottima carriera. Dopo due gruppi appartenenti più che altro all'indie italiano, ecco un Mostro Sacro della Musica non solo italiana, ma internazionale: Ennio Morricone, con la suggestiva, epica, colossale "L'Estasi dell'Oro". Arriva poi il sempre attuale Rino Gaetano, con la particolarissima "Nuntereggae più", e un Enrico Ruggeri d'altri tempi, con i suoi Decibel e la loro "Contessa". A chiudere la carica degli italiani, gli Stadio, con "Acqua e Sapone", pubblicata e ascoltata dopo una sera passata a vedere, anzi rivedere il film di Carlo Verdone.
Per il resto, altri grandi artisti che amo, come i Metallica con la mitica "Enter Sandman", o gli Editors con la recente "Upside Down", che spesso mi ritrovavo ad ascoltare alla radio durante i miei lunghi viaggi. David Bowie sempre tra le stelle... con "The Stars". E poi altri classici come Bob Marley, i Guns N' Roses, Santana, i Mötley Crüe, e i Beatles, qui forse con la canzone meno Beatles di tutte: "Helter Skelter". Musica al femminile con le Hole, che ci portano, anzi, ci mandano via da "Malibu", Lili Allen, che mi riporta indietro di qualche anno, quando ascoltavo e guardavo divertito il video di "Not Fair", Sheryl Crue con l'ormai classico "Run, Baby, Run", la Sacerdotessa del Rock Patti Smith con la sua splendida e ipnotica "Dancing Barefoot", e la giovanissima Jade Bird con una interessante "I Get No Joy".
E ancora... e ancora ci sarà il vostro orecchio a scoprire nuova Musica.
Buone scoperte.

#351 Bandabardò - Beppeanna (16-mar-20)
#352 Fantastic Negrito - The Duffler (17-mar-20)
#353 Babylon Zoo - Spaceman (18-mar-20)
#354 Metallica - Enter Sandman (19-mar-20)
#355 Editors - Upside Down (20-mar-20)
#356 Hozier - Take Me To Church (21-mar-20)
#357 Blastema - Orso Bianco (22-mar-20)
#358 Hole - Malibu (23-mar-20)
#359 Santana- Black Magic Woman (24-mar-20)
#360 Ennio Morricone - L'Estasi dell'Oro (25-mar-20)
#361 Jade Bird - I Get No Joy (26-mar-20)
#362 Guns N' Roses - Welcome To The Jungle (27-mar-20)
#363 Lily Allen - Not Fair (28-mar-20)
#364 David Bowie - The Stars (Are Out Tonight) (29-mar-20)
#365 Rino Gaetano - Nuntereggae più (30-mar-20)
#366 Mötley Crüe - Dr. Feelgood (31-mar-20)
#367 The Beatles - Helter Skelter (01-apr-20)
#368 Decibel - Contessa (02-apr-20)
#369 Sheryl Crow - Run, Baby, Run (03-apr-20)
#370 Bob Marley - Redemption Song (04-apr-20)
#371 Patti Smith - Dancing Barefoot (05-apr-20)
#372 Isaac Gracie - Terrified (06-apr-20)
#373 Kid Rock - All Summer Long (07-apr-20)
#374 Stadio - Acqua e Sapone (08-apr-20)
#375 Twenty One Pilots - The Hype (09-apr-20)

sabato 18 aprile 2020

L'Uomo e l'Isola (Episodio #002 - Soltanto la Vita)


EPISODIO #002 - Soltanto la Vita

Con la luce del sole tutto appare più gradevole. Anche un posto come quello.
L'uomo uscì dalla sua capanna, con gli occhi arrossati, le ossa doloranti. Non aveva dormito, quella notte. O forse aveva dormito e sognato, così vividamente da sembrare di non aver dormito, a udire quelle urla nella notte, sempre più vicine. 
Scosse la testa. No, non poteva ancora una volta far finta che quelle urla, quelle grida, quei versi, fossero soltanto frutto della sua immaginazione o, meglio ancora, di sogni, di incubi. Quelle urla, quelle grida, quei versi erano reali, e la sola luce di un nuovo giorno non poteva relegare tutto a immaginazione. Quel giorno, si impose, non avrebbe accolto il conforto della luce del sole, del cielo azzurro, del mare calmo, altrettanto azzurro, e della sabbia calda e gialla. Quell'esplosione di colori, luce, di aria calma e confortevole, non lo avrebbe più distratto dal problema.
Sorrise.
Problema.
Come se ce ne fosse soltanto uno, per lui, in quel posto.
Si guardò intorno. Davanti a lui sabbia che si tuffava nel mare. Ai suoi lati sabbia e ancora sabbia, in una spiaggia che sembrava infinita. Dietro di lui erba, alberi, rocce, e quella sorta di montagna da cui arrivavano quelle grida nella notte. Una montagna verde, rigogliosa, che sembrava un vulcano spento al centro dell'Isola.
E forse lo è davvero, pensò.
Svegliati allora, svegliati Vulcano, e spazza via tutto, spazza via questo posto di merda, spazza via me, pensò ancora.
Si guardò di nuovo prima a destra e poi a sinistra. Quando era stata l'ultima volta che aveva percorso il lungomare, per intero, per poi tornare al punto di partenza? Era così che aveva scoperto di trovarsi su una stramaledetta isola. La prima volta ci aveva messo un giorno per percorrere l'intero perimetro, per arrivare nel punto in cui aveva deciso di ergere la sua capanna, il suo rifugio. Un giorno intero che giorno intero non era, in fondo, per le pause che era stato costretto a fare per riposarsi, per mangiare qualcosa, per pisciare. Per piangere. Quanto aveva pianto quella prima volta?
Provò a ricordare il sapore delle lacrime. Provò a ricordare il sapore di quelle lacrime. 
«Quanto sei grande, Isola di merda?», chiese al nulla.
Ma il nulla, di solito, non risponde. E non rispose. 

venerdì 17 aprile 2020

The Promised Neverland (Stagione 1)

Nel vasto catalogo Netflix, un giorno mi sono imbattuto in questo Anime che si è rivelato davvero molto interessante. "The Promised Neverland", per chi, come me, non conosceva il Manga, è una storia che sembra partire con buone intenzioni, da felici e contenti; ma non sono queste le storie che mi appassionano. E allora, per fortuna, quando incontreremo la giovanissima Emma e i suoi piccoli amici, nel tranquillo e ospitale orfanotrofio in cui sono cresciuti, fatto di regole sì dure, ma anche di divertimenti e buon cibo, tutto ci sembrerà accogliente e confortevole. Ci sembrerà. Perché ben presto, grazie alla curiosità di Emma e Norman, e a una serie di circostanze fortunate (si fa per dire...), scopriremo che l'orfanotrofio è ben altro, e che là fuori, all'esterno, si nasconde una tetra verità, anzi, un tetro destino, che toccherà ciclicamente a tutti i bambini. Un destino da incubo, tanto assurdo quanto crudele, e fuggire da quel posto sembrerà essere l'unica via di salvezza.
Tutta questa Prima Stagione (dovrebbe essercene almeno un'altra) si svolge all'interno dell'orfanotrofio, in una serie di buoni colpi di scena, che spesso coincidono con dei veri e propri cliffhanger di fine episodio. Il personaggio di Mamma Isabella, gestore dell'orfanotrofio, è molto interessante, e risulta essere il punto di forza dell'intera storia. Una storia che, c'è da dire, va incontro comunque ad alcune forzature, ad azioni poco credibili, senza le quali staremmo parlando di una grandissima Serie TV. Ma The Promised Neverland è pur sempre un Anime, un Cartone Animato, e su alcune cose potremmo, diciamo, sorvolare, definendolo quindi non certo un capolavoro, ma un ottimo prodotto.
I 12 episodi complessivi di questa Prima Stagione sfociano in un gran bel finale, ovviamente aperto, ma che allo stesso tempo va a chiudere, anzi a definire meglio, un cerchio narrativo riguardo uno dei personaggi dell'Orfanotrofio, rendendo così la storia ancora più intrigante.
Una curiosità: i titoli dei singoli episodi si riferiscono al giorno in cui l'episodio si svolge, nel formato GGMMAA, con il primo episodio, dal titolo 121045, che ci porta dunque al 12 ottobre 2045. Siamo quindi in un futuro non troppo lontano.
(VOTO: 7 - Innocenti Evasioni)

mercoledì 15 aprile 2020

Begotten (1991)

Di tutti i film assurdi, visionari, folli, all'apparenza (e non) incomprensibili, violenti, dissacranti, sconvolgenti, e chi più ne ha più ne metta, "Begotten" è senza ombra di dubbio uno di quelli che mi è rimasto più impresso. Innanzitutto partiamo dalla trama, se così vogliamo chiamarla: all'interno di una casa in campagna, un personaggio in maschera si suicida con un rasoio. Dopo la sua morte, dall'interno del cadavere emerge una donna, anch'essa mascherata, che masturbando i resti del morto... rimane incinta. Frutto di questo abominevole amore, è uno strano umanoide deforme. Mamma e figlio, allora, tenteranno di integrarsi in una sorta di tribù di uomini incappucciati. Ci riusciranno? Orrore chiama orrore, e per la bella famigliola le cose non andranno benissimo. 
Può bastare? Certo che no. 
Il film di E. Elias Merhige è girato interamente in un bianco e nero sporco, rovinato, senza dialoghi e con i soli suoni della natura come colonna sonora. Disturbante, all'apparenza del tutto incomprensibile, il colpo di scena, se proprio così vogliamo chiamarlo, arriverà nel finale, tra i titoli di coda. Una sorta di spiegazione originale, che lascerà finalmente allo spettatore gli elementi per interpretare ciò che ha visto in quell'ora e venti circa di delirio sofferente e allucinante, tanto da spingere i più audaci a una seconda visione, stavolta decisamente più consapevole. O quasi.
Un film non per tutti, anzi, per pochissimi, che si ama, si odia, o si schifa. E poi non dite che non vi ho avvisato.
(VOTO: 7,5 - Sporca, lucida Follia)

martedì 14 aprile 2020

The Terror (Stagione 2)

Dopo la straordinaria, autoconclusiva Prima Stagione di "The Terror", sono passato alla visione della Seconda, "The Terror: Infamy", ben conscio del fatto che difficilmente sarebbe stata all'altezza della Prima. E così è stato.
Il primo punto a sfavore di questa nuova, indipendente Seconda Stagione, è che questa, al contrario della Prima, non parte da una storia già forte alle spalle, come un romanzo. Stavolta il Soggetto è originale, e segue le vicende di una comunità nippo-americana spedita in un Campo di Internamento durante la Seconda Guerra Mondiale. Anche qui troviamo il lato sovrannaturale, caratterizzato dall'apparizione di uno strano spirito che porta a una serie di morti misteriose.
Girata comunque bene, un altro punto debole di questa nuova Stagione, però, è anche il cast non all'altezza di quello del primo, dove trovavamo dei veri e propri mostri della recitazione già ampiamente collaudati. Stavolta gli attori giapponesi non convincono del tutto. La storia, poi, a un certo punto cede totalmente alla parte sovrannaturale (verso metà), facendola diventare in pratica una classica storia di possessione dell'ennesimo spirito orientale all'apparenza invincibile, con l'aggravante, però, di non spaventare neanche un po'. E tutto ciò ha sinceramente stancato... tanto che gli ultimi 4 episodi mi sono apparsi davvero inutili, una storia vista e rivista, stanca, che si è trascinata lentamente verso un finale banale e poco convincente.
Forse, in tutto ciò, il vero orrore da esplorare con maggiore convinzione sarebbe stato quello naturale, come nella Prima Stagione, dove l'elemento sovrannaturale era sì presente, ma non prevalente. In questa "Infamy", infatti, si aveva un buon materiale su cui lavorare, come quello della discriminazione, dei Campi di Internamento dei nippo-americani, delle minoranze razziali...
Tutto, come già detto, invece, a un certo punto della storia vira verso spiriti e possessioni che non inquietano nemmeno, relegando questa Serie TV a una delle tante, già viste e riviste. Un vero peccato.
(VOTO: 5,5 - Amori di Mamma)

lunedì 13 aprile 2020

Doctor Sleep (2019)

Da grande fan del Re, non sono mai stato un altrettanto grande fan degli adattamenti cinematografici delle opere dello zio King. Mai, dunque, mi sono precipitato al Cinema per andare a vedere un film tratto da un suo libro; negli ultimi anni mi è capitato solo con "IT - Capitolo 1", e me ne sono talmente pentito da non aver commesso lo stesso errore con il Capitolo 2. Fatto sta che avendo amato, e tanto, "Shining", e avendo apprezzato, abbastanza, il suo seguito, "Doctor Sleep", ho voluto recuperare il film che ne è stato tratto qualche mese fa. Un film che, come il romanzo, ci parla della vita del Danny Torrance adesso adulto (ottima interpretazione di Ewan McGregor), figlio dell'indimenticabile Lupo Cattivo Jack. Un Dan che si porta dietro i segni di quella terribile avventura nel terribile inverno all'Overlook Hotel, e che cerca in qualche modo di riprendere in mano la propria vita ripartendo da zero. E lo farà arrivando in una cittadina in cui avrà modo di conoscere qualcuno che, come lui, ha a che fare con quel dono chiamato Luccicanza. Ma la Luccicanza è qualcosa che interessa non soltanto i dotati di tale dono... ed è così che faremo la conoscenza di un personaggio molto ben riuscito, sia nel libro che nel film: Rose Cilindro
Rispetto al già citato "IT" di Muschietti (per la cronaca: il Capitolo 2 devo ancora vederlo!), il film di Mike Flanagan non mi è dispiaciuto affatto. Inutile star qui a dire, anzi a ripetere che il libro è tutt'altra cosa, perché è un'evidenza che ormai mi sono imposto di non sottolineare (più di tanto) quando si parla di opere cinematografiche tratte da libri, ma il film è piacevole e, seppur non inquietante quanto "Shining" (ma rispetto al "papà" non lo è nemmeno il libro), riesce a divertire e intrattenere per le oltre 2 ore di visione.
Sappiamo tutti (o quasi) che l'adattamento cinematografico di Stanley Kubrick non piacque particolarmente a Stephen King, cosa che potrebbe essere accaduta a molti che hanno amato il romanzo (ma io adoro sia Kubrick che King... quindi come la mettiamo?! Dilemma esistenziale!), ma l'adattamento del sequel è abbastanza fedele al romanzo da cui è tratto, e questo è sicuramente un punto in più per Flanagan. Belli anche i richiami, molto curati, al film di Kubrick.
(VOTO: 6,5 - Ritorno all'Overlook Hotel)

domenica 12 aprile 2020

L'Uomo e l'Isola (Episodio #001 - Far finta di non sentire)


EPISODIO #001 - Far finta di non sentire

Quando sei solo con te stesso, da tanto, troppo tempo, corri il rischio di dimenticare anche cose fondamentali. Come il tuo nome. In fondo, per quale motivo dovresti usarlo, quel nome?
L'uomo sentì l'acqua fredda bagnargli la punta dei piedi, proprio mentre rifletteva sul suo nome. Sì, lo ricordava ancora. Ma avrebbe mai avuto modo di risentirlo esclamato da qualcun altro? Di sentirsi chiamare, con quel nome? 
Davanti a lui una distesa infinita d'acqua grigia, come grigio era il cielo che dominava ogni cosa. Si toccò la barba, lunga, crespa. 
«Devo spuntarmela», esclamò al mare. 
Il mare sembrò rispondergli in qualche modo, toccandogli delicatamente i piedi con la sua acqua fredda. E l'uomo benedisse quell'acqua, quel freddo. Sì, il freddo, il caldo, il vento, la pioggia, erano ormai diventate le uniche cose che sembravano riuscire a farlo sentire vivo. Chiuse gli occhi, respirando a pieni polmoni. L'acqua continuava a bagnargli i piedi, arrivando così pian piano a coprirglieli completamente, nella sua danza lenta e ipnotica. E restò così, in silenzio, per minuti. 
Quando riaprì gli occhi notò subito un cambiamento dell'aria intorno, dell'atmosfera, dei colori. Soprattutto dei colori. Non più grigio, ma nero. La cupezza di quel posto in serate di cielo coperto come quella continuava a fargli tremare le vene, nonostante fosse passato ormai... quanto tempo? Da quanto tempo si trovava in quel posto?
«Giorni e giorni», esclamò, sperando di provare qualcosa. Anzi, di provare, di sentire una sola cosa: la verità.
Ma non era quella la verità. Perché la verità, quella cruda, quella senza appello, una volta che la si sentiva esclamata da se stessi o da altri ti faceva provare qualcosa, sentire qualcosa. Qualcosa di brutto, in casi come quello, ma pur sempre qualcosa.
«Mesi», provò allora. «Mesi e mesi.» E sentì qualcosa. Qualcosa.
Si schiarì la voce, come faceva quando, un tempo, un tempo lontano, forse tanto lontano (eccola quella strana sensazione che ti faceva provare la verità) si preparava a parlare per ore e ore davanti a qualcuno. «Anni», esclamò allora. «Anni e anni.»
Sentì un brivido. Poi quel brivido diventò qualcosa di più, dietro la schiena, su per la nuca, fino a scuoterlo del tutto. Eccola, la verità: Anni e anni.

venerdì 10 aprile 2020

Grand Budapest Hotel (2014)

In questi giorni di quarantena non mi sono concentrato soltanto su Film e Serie TV "pesanti" o "angoscianti" (o entrambe le cose), come mi accusa spesso mia moglie, ma ho cercato di dare spazio anche a prodotti più divertenti. Uno di questi è il bizzarro "Grand Budapest Hotel" di Wes Anderson, visto che all'epoca dell'uscita nei Cinema, spinto dai tanti giudizi positivi, anzi entusiastici al riguardo, avevo pensato di andarlo a vedere. Ovviamente, per un motivo che adesso non ricordo, non ci riuscii, e a distanza di ben 6 anni l'ho finalmente recuperato.
Un cast davvero stellare mette in mostra la storia di Gustave H, mitico concierge di un lussuoso e famoso Hotel europeo, e di Zero Moustafa, un garzoncello che diviene presto anche un suo fedele amico. I due se la vedranno con una disputa ereditaria di una ricca famiglia che li porterà a vivere una rocambolesca avventura ambientata tra le due guerre. 
Il film è divertente, e in puro stile Wesandersoniano ci ritroviamo catapultati in uno spettacolo che farà bene anche alla vista. C'è da dire però che dopo aver letto e sentito alcuni commenti mi sarei aspettato qualcosa di più, e che alla fine della visione, seppur di certo non insoddisfatto, non ho messo Grand Budapest Hotel nella lista dei film che riguarderei volentieri. 
(VOTO: 7- - Ricchi non si nasce)

giovedì 9 aprile 2020

The Terror (Stagione 1)

Vista la mia (e nostra) situazione attuale, ovvero al fatto che, oltre a quando sono costretto a uscire per andare lavoro, mi sto attenendo alla regola del #restateacasa (anche perché non mi pare ci stiano obbligando ai lavori forzati o ad andare al fronte per difendere la Patria... ma lasciamo stare che è meglio), ne sto approfittando per recuperare un po' di Serie TV e Film che avevo in lista da un po'. Una di queste era "The Terror", Serie che potete trovare su Amazon Prime Video, e dopo aver visto la Prima Stagione, posso tranquillamente affermare che per quanto mi riguarda è la Serie TV più bella vista in questi primi mesi di questo strano 2020.
Da sottolineare subito che parlo della Prima Stagione, autoconclusiva, perché la Seconda cambierà completamente registro, storia, personaggi e ambientazioni; insomma, un'altra cosa, e che, credo, difficilmente potrà avvicinarsi a questo capolavoro. 
La storia della Prima Stagione di "The Terror" ci racconta delle vicende degli equipaggi delle Navi di esplorazione Artica della Marina Britannica Erebus e Terror, che navigando nei bianchi, freddi, inospitali e inesplorati territori artici in cerca del passaggio a Nord-Ovest, si ritroveranno bloccate, isolate e con l'equipaggio a bordo costretto a sopravvivere in condizioni climatiche (e non solo) davvero estreme. Tratta dal romanzo "La scomparsa dell'Erebus" dello scrittore statunitense Dan Simmons, ispirato a sua volta dalla Spedizione perduta di Franklin, la storia, oltre a basarsi appunto su un episodio realmente accaduto, è arricchita da una componente orrorifica che si rifà alla mitologia Inuit, anche se c'è da dire che per quanto riguarda l'orrore... ce n'è già tanto, troppo nelle vicende reali degli uomini delle due Navi.

mercoledì 8 aprile 2020

Kingdom (Stagioni 1 e 2)

Con "The Walking Dead" che mi ha letteralmente stancato, tanto da averlo ormai abbandonato, sperando magari prima o poi di riprenderlo (forse quando si decideranno a esclamare le paroline magiche la prossima sarà l'ultima stagione), mi ero avvicinato a questa "Zombie-Serie" in punta di piedi. Ma mi è bastato poco per capire che "Kingdom" non era la solita storia sugli zombie. A cominciare dall'ambientazione: siamo nella Corea Medievale, dove per un motivo sconosciuto scoppia un'epidemia terrificante, che riporta in vita i morti che, a loro volta, infettano i vivi, dopo averli morsi o, nel migliore dei casi, mangiati. Questi zombie dagli occhi a mandorla sono feroci, veloci, affamati, ma per fortuna hanno dei limiti. E a cominciare proprio da questi limiti una donna medico, nel corso soprattutto della Seconda Stagione, proverà a capirne cause, effetti e, magari, soluzione. 

martedì 7 aprile 2020

Dov'è il mio corpo? (2019)

Un gran bel film d'animazione su Netflix è "Dov'è il mio corpo?", opera pluripremiata del francese Jérémy Clapin. 80 minuti di immagini che ci mostrano la storia di una mano mozzata, ibernata in un reparto di un ospedale dov'è custodita, che acquistando (chissà come) vita propria, decide di scappare e andare alla ricerca del suo corpo. Comincerà quindi un viaggio difficile e pericoloso, che si alternerà alla storia del giovane Naoufel, un corriere per una pizzeria che sogna di diventare pianista o astronauta, che durante una consegna arriverà a conoscere Gabrielle, di cui si innamorerà. 
Il film, breve e allo stesso tempo molto, molto intenso, è la storia dunque di due viaggi, due ricerche, quella di un corpo e di un amore, raccontata in maniera eccellente, grazie a un ottimo montaggio che intreccia tutto alla perfezione, in un'alternanza di colori e bianco e nero per sottolineare il presente e il passato. 
Unico appunto, alla versione italiana, è la traduzione del titolo. Una traduzione letterale dell'originale "J’ai perdu mon corps", ovvero "Ho perso il mio corpo" (in inglese è stato giustamente tradotto così), a mio parere avrebbe reso decisamente meglio. Ma poco importa. Il film è bello, come detto molto intenso, con un finale che forse, grazie a qualche minuto in più, avrebbe potuto convincere di più... ma, come spesso si dice, ancora di più in un film come questo, è il viaggio che conta. 
(VOTO: 8,5 - Mano Libera)

lunedì 6 aprile 2020

Tales from the Loop (Stagione 1)

Da amante della Fantascienza, mi sono tuffato subito nella nuova Serie TV su Amazon Prime, "Tales from the Loop", e dopo un primo episodio molto interessante, ho dovuto fare i conti con quella che si è rivelata una Serie Antologica, con episodi/racconti fruibili anche singolarmente, ma tutti ambientati nello stesso posto, con gli stessi personaggi, e che alla fine s'incastrano (non tutti) nel grande quadro generale che ne viene fuori. Come sempre mi accade quando sono davvero interessato a qualcosa, non mi ero informato tanto su questa Serie TV, per evitare di rovinarmi eventuali sorprese. E la sorpresa principale, appunto, è stata quella di dover abbandonare la storia del primo episodio, un classico dilemma spazio/tempo, di quelli che tanto mi affascinano. Peccato...
Ma cominciamo innanzitutto a chiarire di cosa parla la Serie che, come detto, nonostante si possa vedere come una Serie TV Antologica, ci racconta le sue 8 singole storie ambientate in un unico posto con dei personaggi ricorrenti. Ma qual è questo posto? Ci troviamo in una cittadina che sorge nei pressi del Loop, una sorta di enorme laboratorio/macchina sotterraneo costruito per "svelare ed esplorare i misteri dell'Universo, rendendo possibili le cose precedentemente relegate alla fantascienza". So che forse non c'entra tantissimo, ma vedere le vicende di una cittadina del genere, dove accadono cose assurde e, appunto, fantascientifiche, mi ha fatto venire in mente una Serie TV di qualche anno fa, che mi piaceva un sacco: "Eureka". Qui però la questione è più seria, e gli esperimenti del Loop si ripercuotono inevitabilmente, e spesso drammaticamente, sulle vite degli abitanti in superficie. E se, come detto, superato il primo episodio ci ritroviamo, nel secondo, catapultati in un'altra storia, in un altro problema, in un'altra straordinaria caratteristiche di un posto del genere, alla fine, grazie a un episodio finale davvero niente male, tutto sembrerà tornare al suo posto.

domenica 5 aprile 2020

The Road (2009)

Mi ero ripromesso di guardare questo film subito dopo aver letto il libro da cui è tratto, "La Strada", di Cormac McCarthy, che è diventato uno dei miei Libri preferiti in assoluto.
"The Road" è un buon film già come storia a sé, e una altrettanto buona trasposizione cinematografica di una grande Opera Letteraria. Certo, a mio parere nel film non si riesce a respirare in pieno la fredda, freddissima e cupa atmosfera del Libro, ma fa di tutto per avvicinarsi, anche se deve arrendersi di fronte alle tetre descrizioni che McCarthy fa nella sua opera, soprattutto quando ci parla di quel che l'essere umano, in situazioni del genere, potrebbe arrivare a fare. Straziante... soprattutto di fronte agli occhi di un bambino.
Il film, poi, aggiunge qualcosa in più sulla storia della mamma (Charlize Theron abbagliante come sempre, anche in poche scene) del bambino (anche qui, come nel libro, è semplicemente il Bambino). Una storia di sopravvivenza di padre e figlio dopo un disastro apocalittico. Una storia triste, grigia, fredda, atroce, ambientata in un mondo triste, grigio, freddo, atroce e senza speranza. Una speranza che, comunque, il padre del bambino (bravissimo Viggo Mortensen) cerca di donare al figlio, anche se ben cosciente di  tutto ciò che li circonda.
Un finale, come poche volte accade nelle opere cinematografiche tratte da libri, abbastanza fedele alla storia originale, e che chiude un film che, nonostante non faccia dell'azione sfrenata il suo marchio, riesce a tenere incollati allo schermo per tutta la sua durata. Un film, "The Road", sicuramente tra i più belli e intensi lungometraggi post-apocalittici, e uno dei migliori adattamenti tratti da un libro.
(VOTO: 7,5 - Fuoco Dentro)

sabato 4 aprile 2020

Castlevania (Stagione 3)

Di Castlevania mi erano già piaciute tantissimo le prime 2 Stagione, e questa Terza, da un mese disponibile su Netflix, devo ammettere che mi è piaciuta ancora di più. 
Riprendendo la storia lì dove l'avevamo lasciata all'8° Episodio della Seconda Stagione, la storia di questi nuovi 10 Episodi segue in pratica 4 vicende separate ma legate, ovviamente, tra loro: quella del Cacciatore di Vampiri Trevor Belmont e della Maga Sypha Belnades, approdati in una nuova misteriosa città con un'entrata... particolarmente a effetto; quella di Alucard, figlio di Dracula, alle prese con la vita quotidiana... di Castello; quella del Mastro Fabbro Isaac, che cerca di tornare... a casa, con la sua spettrale schiera di creature mostruose, e che si ritroverà a passare anche per il nostro amato Belpaese; e quella dell'altro Mastro Fabbro, Hector, che dovrà vedersela non con una, non con due, e nemmeno con tre... ma con ben quattro donne tutt'altro che facili.
Sangue, Magia, Fuoco, Mostri. Una Serie TV Animata da vedere tutta d'un fiato, che arriva al culmine con gli ultimi 2 Episodi che sono davvero pazzeschi, in un'esplosione di colori e sangue che mi è rimasta negli occhi, e che mi fa bramare, letteralmente, una Quarta Stagione. 
(VOTO: 8,5 - Scherzare col Fuoco) 

venerdì 3 aprile 2020

Okja (2017)

Direi che "Parasite" mi ha segnato profondamente. Tanto da voler poi andare a cercare e vedere un po' tutte le opere di Bong Joon-ho. E così, dopo il bellissimo "Snowpiercer" (in verità visto tempo fa, quando Bong Joon-ho per me era un regista come un altro), e l'abbastanza deludente "The Host", ho voluto provare anche "Okja"
Partiamo subito col dire che questo mi è piaciuto più di "The Host" e decisamente meno di "Parasite" e "Snowpiercer". Ma di cosa parla Okja?
Siamo nel 2007, e Lucy Mirando, nuova amministratrice della multinazionale Mirando Corporation, annuncia di avere scoperto una nuova, straordinaria razza di maiale: il Super Maiale. E così 26 dei migliori "Super Maiali" di questa nuova specie, vengono inviati in diversi e lontani luoghi del mondo, con l'obiettivo, dopo dieci anni di allevamento, di selezionare il miglior Super Maiale del mondo. E uno di questi straordinari animali è proprio Okja, il Super Maiale allevato in Corea da una ragazzina di nome Mija e suo nonno. I 10 anni passano in fretta, e l'amicizia tra l'animale e la ragazzina si fa sempre più solida, intensa. E alla fine, come promesso, arriva il giorno del giudizio. E della verità sulle sorti di Okja e di tutti gli altri suoi simili.

giovedì 2 aprile 2020

Paradise Police (Stagioni 1 e 2)

Se in questi giorni di quarantena avete bisogno di una Serie TV Animata per distrarre i vostri bambini... questa non fa per voi. 
"Paradise Police" (o Paradise PD) credo sia l'esempio lampante dell'assoluta libertà d'espressione in una Serie TV. Così come il precedente prodotto degli stessi Autori, "Brickleberry", in Paradise PD troviamo davvero di tutto: sesso, droga e... sesso e droga. I personaggi (quasi copie dei Rangers di Brickleberry) sono tutti decisamente sopra, anzi oltre le righe, come il Capo della Polizia, il misogino e razzista senza palle (in tutti i sensi...) Randall Crawford; suo figlio Kevin, raccomandato e imbranato agente, dai gusti sessuali ambigui (uomini, donne o... macchine?), poco amato dal padre (se è senza palle... la colpa è sua) e molto amato dalla madre, Karen, Sindaco della città ed ex moglie di Randall; Gina, poliziotta bionda, carina, estremamente violenta e decisamente ninfomane, soprattutto quando si parla del suo grande, grosso, grasso collega effeminato Dusty, che però le fa capire (o almeno ci prova) in tutti i modi che c'è trippa solo per i suoi amati gatti; l'anziano e malandato poliziotto Stanley, ossessionato anch'egli dal sesso nonostante la sua veneranda età; il poliziotto di colore Gerald, che forse inizialmente sembra essere quello più normale. Inizialmente. E potrebbe già bastare una cricca del genere per capire di fronte a quale prodotto ci troviamo. Ma certo che non basta. Perché tra i professionalissimi agenti c'è anche un cane parlante, Bossolo, ovviamente agente dell'Unità Cinofila, e altrettanto ovviamente tossicodipendente e alcolizzato. Insomma, di tutto e di più, con l'aggiunta di personaggi secondari sulla stessa linea morale ed etica dei principali, se non peggio. 

mercoledì 1 aprile 2020

Michael Moorcock - Elric (La Saga)

Elric di Melniboné non è un eroe classico, votato completamente al Bene, dal fisico possente e dagli amori eterni. Elric, nonostante sia di famiglia nobile, è un albino  dagli occhi rossi, fragile e fortemente disilluso, che arriverà addirittura a tradire il suo popolo per intraprendere viaggi fantastici alla ricerca della conoscenza. E la sua fragilità fisica sarà la caratteristica fondamentale che lo renderà ciò che è, schiavo di pozioni e, successivamente, di una Spada, Tempestosa, tanto potente quanto oscura. Eccola, la maledizione di Elric, nel suo fulgido nero, che lo accompagnerà per tutte le avventure di una Saga davvero bellissima, piena di Dei mostruosi e bellissimi, di amici fedeli, traditori, amori tormentati e maledetti,  di piani, livelli, insomma fantastici multiversi... e una sfida finale che deciderà le sorti di di un nuovo mondo che infine sarà plasmato dalla Legge o dal Caos.
Letto nella splendida edizione "Oscar Draghi", impreziosita dalle illustrazioni di J. Cawthorn, R. Gould e P. Jablonski, l'intera Saga di Elric di Michael Moorcock mi ha davvero divertito, dalla prima all'ultima pagina. Interessante anche l'appendice, con le note dell'autore sul suo personaggio. 
Insomma, un'avventura fantastica, molto veloce nella lettura, che consiglio vivamente a tutti quelli che il fantastico lo amano davvero. Ancor più consigliata, ovviamente, l'edizione cartonata con le Illustrazioni... un vero gioiellino!
Nel Libro sono raccolti tutti i sei grandi Racconti della Saga: