EPISODIO #006 - Macchie Buie nella Notte
Cos'era successo? Possibile che fosse stato lì, fermo a fissare quella grotta per ore? Possibile che quel buio al suo interno lo avesse attirato, ipnotizzato fino al punto da fargli perdere il contatto con la realtà e farlo tornare in sé soltanto a notte inoltrata?
Si asciugò le lacrime dal viso. Lacrime fredde di paura, di terrore, di smarrimento. E la paura, il terrore, lo smarrimento, non lo avevano ancora abbandonato.
«Mio dio...», esclamò nel silenzio assoluto di quella notte arrivata troppo presto, in un attimo. Deglutì con difficoltà, tanto da avvertire male alla gola. Gola secca. Da quanto non beveva?
Ore.
Da quando, in pratica, si era perso fissando il buio dentro, oltre quella grotta.
Rabbrividendo, quasi gli venne voglia di tornare a piangere. Era notte. Era davvero notte, e se ne stava lì, nel bosco, lontano dal suo rifugio.
«Wilson?», sussurrò.
Ma Wilson era lontano, Wilson era nel suo rifugio. Wilson, in quel momento, non era più nella sua testa.
A dire il vero non c'è mai stato..., pensò, cercando di tornare lucido. E doveva tornarlo al più presto, perché doveva decidere cosa fare: tornare di corsa al rifugio, prima che arrivassero le urla, o continuare verso la cima?
Quella domanda gli sembrò stupida, banale. Doveva tornare al rifugio, abbandonare quel maledetto posto pieno di buchi e tornare alla capanna. Tornare da Wilson.
Nonostante fosse notte, la luce della Luna piena, comunque filtrata dai rami e dalle foglie degli alberi, rendeva il paesaggio visibile, e per certi versi spettrale. Riusciva a distinguere la grotta esattamente davanti a lui, quell'entrata scura in quel momento ancor più scura, che quel pomeriggio lo aveva rapito, assorbito, stordito. E quel buio all'interno di essa era così netto, così visibile... tanto che sembrava quasi stonare con il buio naturale della notte. Quel buio, all'interno di quella grotta, sembrava infatti una cosa a parte, un buio diverso, un buio vivo... un buio che non c'entrava niente con la notte, che non c'entrava niente con... niente.
Cercò di allontanare quei terribili pensieri dalla sua testa, distogliendo lo sguardo dalla grotta.
E se ciò che ti è accaduto fosse accaduto non poche ore fa, ma... tante ore fa? Se davanti a questa grotta non ti fossi perso questo pomeriggio, ma... diversi pomeriggi fa?
Quel nuovo pensiero gli piombò addosso come un macigno. Rabbrividì ancora una volta. Si sentì ancora più spaesato e spaventato. Si guardò intorno, stando attento al minimo movimento, al minimo cambiamento. Tutto sembrava tacere. Tutto sembrava immobile. Diede uno sguardo alla Luna, alta. Troppo alta. Mancava dunque ancora parecchio tempo prima che calasse verso il mare, e lasciasse così il posto nel cielo al Sole e alla luce di un nuovo giorno. Di chissà quale giorno.
Saresti morto di sete, imbecille. Saresti morto disidratato se avessi trascorso più di un giorno qui davanti alla grotta a fare la bella statuina..., gli venne in soccorso la voce di Wilson. Finalmente.
Si sentì un po' meglio. Ma doveva scappare. Al diavolo la cima, al diavolo l'Isola, al diavolo tutto.
Ci tieni proprio a vivere, eh? E menomale che volevi impiccarti...
La voce di Wilson era tornata quella di sempre. Avrebbe voluto rispondergli a voce alta, ma non osò. Non voleva farsi sentire, non voleva svegliare... cose. Non voleva che arrivassero le urla.
Si asciugò le lacrime dal viso. Lacrime fredde di paura, di terrore, di smarrimento. E la paura, il terrore, lo smarrimento, non lo avevano ancora abbandonato.
«Mio dio...», esclamò nel silenzio assoluto di quella notte arrivata troppo presto, in un attimo. Deglutì con difficoltà, tanto da avvertire male alla gola. Gola secca. Da quanto non beveva?
Ore.
Da quando, in pratica, si era perso fissando il buio dentro, oltre quella grotta.
Rabbrividendo, quasi gli venne voglia di tornare a piangere. Era notte. Era davvero notte, e se ne stava lì, nel bosco, lontano dal suo rifugio.
«Wilson?», sussurrò.
Ma Wilson era lontano, Wilson era nel suo rifugio. Wilson, in quel momento, non era più nella sua testa.
A dire il vero non c'è mai stato..., pensò, cercando di tornare lucido. E doveva tornarlo al più presto, perché doveva decidere cosa fare: tornare di corsa al rifugio, prima che arrivassero le urla, o continuare verso la cima?
Quella domanda gli sembrò stupida, banale. Doveva tornare al rifugio, abbandonare quel maledetto posto pieno di buchi e tornare alla capanna. Tornare da Wilson.
Nonostante fosse notte, la luce della Luna piena, comunque filtrata dai rami e dalle foglie degli alberi, rendeva il paesaggio visibile, e per certi versi spettrale. Riusciva a distinguere la grotta esattamente davanti a lui, quell'entrata scura in quel momento ancor più scura, che quel pomeriggio lo aveva rapito, assorbito, stordito. E quel buio all'interno di essa era così netto, così visibile... tanto che sembrava quasi stonare con il buio naturale della notte. Quel buio, all'interno di quella grotta, sembrava infatti una cosa a parte, un buio diverso, un buio vivo... un buio che non c'entrava niente con la notte, che non c'entrava niente con... niente.
Cercò di allontanare quei terribili pensieri dalla sua testa, distogliendo lo sguardo dalla grotta.
E se ciò che ti è accaduto fosse accaduto non poche ore fa, ma... tante ore fa? Se davanti a questa grotta non ti fossi perso questo pomeriggio, ma... diversi pomeriggi fa?
Quel nuovo pensiero gli piombò addosso come un macigno. Rabbrividì ancora una volta. Si sentì ancora più spaesato e spaventato. Si guardò intorno, stando attento al minimo movimento, al minimo cambiamento. Tutto sembrava tacere. Tutto sembrava immobile. Diede uno sguardo alla Luna, alta. Troppo alta. Mancava dunque ancora parecchio tempo prima che calasse verso il mare, e lasciasse così il posto nel cielo al Sole e alla luce di un nuovo giorno. Di chissà quale giorno.
Saresti morto di sete, imbecille. Saresti morto disidratato se avessi trascorso più di un giorno qui davanti alla grotta a fare la bella statuina..., gli venne in soccorso la voce di Wilson. Finalmente.
Si sentì un po' meglio. Ma doveva scappare. Al diavolo la cima, al diavolo l'Isola, al diavolo tutto.
Ci tieni proprio a vivere, eh? E menomale che volevi impiccarti...
La voce di Wilson era tornata quella di sempre. Avrebbe voluto rispondergli a voce alta, ma non osò. Non voleva farsi sentire, non voleva svegliare... cose. Non voleva che arrivassero le urla.