lunedì 10 agosto 2026

Pe’ cient’anne… e ppure ‘e cchiù

Non poteva mancare un post per celebrare i 100 anni di un mio grande amore: il Napoli
Arriva con un po' di ritardo, visto che sono in vacanza. E poi, come sappiamo, la data del primo agosto 1926 è più che altro simbolica. 
Ho visto a sprazzi la festa del centenario, ma mi è bastato per constatare ancora una volta che la passione alimentata da quei colori è dirompente, straripante, proprio come il Corsiero del Sole che finalmente è tornato, grazie al grande lavoro della Società e, in primis, del presidente Aurelio De Laurentiis, a rappresentare il Napoli. 
Ma com'è nato in me l'amore per questa squadra? Da quando?

Da sempre è la risposta più scontata ma anche la più vera. Ho eredito la passione per questi colori da mio padre, da quando ascoltavamo 90° minuto alla radio e attendevamo con impazienza e trepidazione la frase magica "Attenzione, Napoli in vantaggio!"
Ero piccolo, avevo poco meno di 7 anni, ma ricordo la festa nel mio paese per il primo, storico Scudetto: sprazzi, ma ben chiari, direi vividi. Le bandiere, una strada in salita verso il centro, i clacson delle automobili.


Ero ancora piccolo, avevo 8 anni e mezzo, e ricordo la sera magica di Napoli-Juventus di Coppa UEFA, con la partita trasmessa in tv "a esclusione dei residenti in Campania"; sì, in quel calcio degli anni '80 succedeva anche questo. E ricordo quindi la radiocronaca: l'1-0, il 2-0, il 3-0 di Renica ai supplementari che fece impazzire tutti.


E sì, paradossalmente ricordo più dettagli di quel quarto di finale che quelli della finale a Stoccarda, nel ritorno che quasi vissi come una formalità: per quanto mi riguardava, non potevamo non vincere quella Coppa. E allora ecco, a fine partita, uno dei momenti che più ricordo di quella sera, dopo il buco per Alemao, la gran botta di Ciro e la chiusura della pratica con il gol di un Careca febbricitante: "Ho fatto fare pareggio!" esclamato da De Napoli dopo il triplice fischio, visto che era stato l'autore di errori che, in effetti, ci erano costati sì il pareggio, ma ininfluente ai fine del trionfo finale.


Un anno dopo arrivò la mia prima partita allo stadio: la semifinale di ritorno di Coppa Italia Napoli-Milan del 14 febbraio 1990. Allo stadio con me c'erano mio padre e mio nonno, mio omonimo. Ricordo l'attesa e la felicità per quell'evento incredibile, e le parole prima della partita: "Comunque vada, vedremo di sicuro almeno un gol". La partita d'andata, infatti, era finita 0-0. E di gol ne vedemmo ben 4... ma non andò come avevo sperato. Il 3-1 finale premiò il Milan (e che squadra!), e di quella partita ricordo soprattutto due cose, anzi tre: le proteste contro l'arbitro (il coro "Lanese, Lanese, figlio di p..." è ancora nelle mie orecchie) e il rigore di Maradona. Sì, alla fine, anche se avevamo perso ed eravamo stati eliminati... beh, signori, avevo visto un gol di Maradona!
Ma arriviamo al terzo episodio, quello extracalcistico: dopo la partita prendemmo la metropolitana per tornare alla stazione e lì, in una cabina della metro affollata, un ubriaco si avvicinò a mio nonno e cominciò a fare il cretino, arrivando persino a togliergli la "coppola" dalla testa (sacrilegio!). Mio nonno che inveiva e insultava il tizio è pura poesia del ricordo...


Poco dopo arrivò il secondo Scudetto, e stavolta la festa la ricordo tutta, chiara, come se fosse accaduta l'anno scorso. 


Dopo quel trionfo, avevo la sensazione di un Napoli ormai imbattibile, fortissimo, che avrebbe dominato per gli anni successivi senza particolari problemi. E invece...
La gioia venne poco dopo rimpiazzata dalla tristezza, profonda, per tutto ciò che accadde a Diego. Dal trionfo alla tragedia, ed ecco che Maradona non era più il 10 del Napoli
Iniziò lì la fase calante che, c'è da dire, rinforzò ancor di più l'amore per il Napoli. Io e mio padre ci abbonammo per anni ai Distinti del San Paolo, e avevamo l'abbonamento anche nell'anno orribile della retrocessione del 1998. Incredibile l'atmosfera delle ultime partite da già retrocessi...
C'è da dire che poco prima di quella tragedia sportiva, ne vissi un'altra: la sconfitta in finale di Coppa Italia col Vicenza


Niente... per gli anni successivi mi arresi all'idea di tifare per una squadra che non avrebbe mai più lottato per il vertice. E quando, nell'agosto del 2004, il Napoli fallì, ricordo bene che accolsi quella notizia (mi trovavo a Roma nella casa universitaria della mia ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie) con un misto di tristezza e speranza. E quella speranza, alla fine, arrivò sotto il nome di Aurelio De Laurentiis.


Il Napoli Soccer (quella fu la prima denominazione dopo il fallimento) da quel 2004 crebbe, tornò SSC Napoli, scalò serie, raggiunse traguardi importanti come il ritorno in Serie A, le prime qualificazioni in Europa (e anche in Champions!) per poi cominciare a portare, incredibilmente dopo tutto quello che avevo vissuto, trofei: la prima Coppa Italia della nuova era, quella del 2-0 alla Juventus di Antonio Conte del 20 maggio 2012 la festeggiai (ero già a Modena) come se fosse stata la vittoria di uno Scudetto. E, nonostante tutto, mai, mai davvero avrei pensato che 11 anni dopo uno Scudetto l'avrei festeggiato per davvero, per poi festeggiarne un altro appena due anni dopo, appena un anno fa, proprio con al timone quell'Antonio Conte che anni prima era stato spettatore del primo trofeo dell'era De Laurentiis.


Cento anni di Napoli, dunque, dei quali gli ultimi 40, almeno, vissuti con me.
E se nel giorno della mia nascita ci fu un roboante Napoli-Roma 4-0, non ditemi che fu soltanto un caso...
Forza Napoli Sempre... Pe’ cient’anne.
E ppure ‘e cchiù!

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