Di Racconti che hanno la Luna come protagonista ne ho scritti tanti. Amo la Luna, amo il suo fascino, amo la sua presenza nel cielo nelle calde notti d'estate e la amo ancor di più in quelle fredde d'inverno.
Oggi, in occasione del 50° Anniversario di quel primo passo umano sul nostro Satellite, voglio contribuire anch'io pubblicando su questo blog un mio Racconto di qualche anno fa (2011), inserito nella mia seconda Raccolta "Ignoti Messaggi in Bottiglia", sperando che lassù, negli anni a venire, tutto resti così com'è. Giorni di Primo Sguardo compresi.
LINEA DI CONFINE
(PRIMO SGUARDO)
Il
cielo scuro sopra le loro teste era costellato da puntini luccicanti e
pulsanti. L’aria calma e ferma sembrava cristallizzare il tempo intorno ai due,
che si tenevano per mano avanzando sulla polvere grigia.
«Fa
più freddo, oggi.»
Jok
si girò verso il figlio: «Non più di tanto.»
Il
piccolo guardò negli occhi gialli il padre. La sua pelle verde e squamosa
sembrava essere meno lucida del solito.
«Sei
stanco?»
«No.
Ma non distrarti Kun, dobbiamo stare molto attenti. Sempre, ricordalo. Mai
abbassare la guardia, mai. E sempre attento, sempre molto attento, mi
raccomando.»
«A
quelli?»
«A
quelli.»
Il
piccolo sembrava divertito. Avanzava sul terreno quasi trascinando il padre. I
due indossavano delle tuniche grigie che sembravano essere un tutt’uno con il
grigiore generale del paesaggio.
«Vai
piano! Vai piano!»
«Dai,
tanto non ci vedranno mai! Pensa a quando sono venuti...»
«Lascia
perdere Kun. Non me lo ricordare!»
Il
piccolo ridacchiò, arrestando per qualche secondo la sua corsa. Dalla tasca
della sua tunica tirò fuori un piccolo cilindro metallico. «In caso di pericolo
c’è questo, no?»
«Dovresti
sapere bene dove puntarlo. Non puoi sapere da dove starebbero osservandoti,
e...»
«Macché,
basta agitarlo non appena si passa la Linea, no? E stai sicuro che se qualcuno
avesse la fortuna di osservarci, beh, vedrebbe soltanto un riflesso
inspiegabile. È così, non è vero? È così che mi hai detto e mi hanno sempre
insegnato alla Scuola.»
Jok
rivide in suo figlio il ragazzino che era stato; secoli prima.
«Un
riflesso inspiegabile», ripeté Jok.
«Sì.
Non è così?»
«Non
sono tante, ormai, le cose che loro classificano come inspiegabili. E temo che
saranno sempre di meno, sempre di meno, fino a quando tutto sarà spiegabile.
Persino noi. E allora... beh, si vedrà. Dunque fai attenzione. La Linea di
Confine dovrebbe essere ormai nei paraggi.»
Kun
riprese a camminare a ritmo sostenuto.
Jok
faceva fatica a stargli dietro. Sì, gli ricordava proprio lui, secoli prima, il
giorno (o la notte) del suo “Primo
Sguardo”. Erano altri tempi. Non esistevano cilindri magici da agitare per
diventare invisibili ai famelici “Occhi di Vetro”. Non esistevano perché non
servivano. Non ancora.
«Sono
brutti gli Occhi di Vetro?»
«Non
leggermi nel pensiero, Kun!», ringhiò Jok. «Lo sai che mi dà fastidio. E poi è
maleducazione.»
Il
ragazzino sorrise. Poi si fermò. Aveva ancora la sua piccola mano in quella
grossa e verde scuro del padre. Le unghie appuntite erano nere e lunghe.
«Perdonami, Padre. La prossima volta chiederò il permesso.»
Lo
sguardo serio e grave di Jok bastò come risposta. Seguirono poi secondi di
pesante silenzio.
«Sì,
sono abbastanza brutti», esclamò poi il padre, rompendo il silenzio diventato
di ghiaccio.
Kun
sorrise. «Li vedrò?»
«Spero
di no. Non ti perdi niente, sai?»
«Ma
perché scappiamo? Vogliono ucciderci?»
«Non
scappiamo. E no, non vogliono ucciderci. Almeno spero. È che...» Jok sembrò non
sapere come continuare la frase. Poi: «È che sono tanti!»
«Come
i vermoni?»
Jok
ridacchiò. Poi rispose: «Più dei vermoni! E non strisciano.»
«Ah...»
Kun sembrò preoccupato.
Jok
riprese la marcia. I due continuarono a camminare per qualche minuto in
silenzio. Poi, all’improvviso, ecco che sulla linea dell’orizzonte sembrò
apparire qualcosa.
«Ci
siamo...»
Kun
guardò il padre, ora fermo accanto a lui. Il suo sguardo era rivolto
all’orizzonte, che in quel momento sembrava più vicino del solito.
«Ci
fermiamo qui?»
Jok
osservò il figlio. «Il cilindro...»
Kun
cominciò a far girare il piccolo cilindro grigio tra le quattro dita della mano
destra. Lo puntò verso lo spicchio azzurro che faceva capolino dalla linea
scura dell’orizzonte vicino. I due, così, avanzarono.
Ed
ecco che gli occhi di Kun cominciarono a riempirsi di meraviglia, passo dopo
passo, linea azzurra dopo linea azzurra, e di lì a poco il piccolo poté
osservare, al di là dell’orizzonte, uno straordinario globo azzurrognolo e
bianco stagliarsi contro il cielo scuro.
«È
bellissima...»
Jok
osservò il figlio con un sorriso pieno di malinconia. Gli mancavano i vecchi
tempi, quando per osservare la Terra non c’era bisogno di stare attenti agli
“Occhi di Vetro”, ovvero i telescopi, i satelliti, e chissà quali e quanti
altri aggeggi infernali futuri. Bei tempi quelli, quando la Linea di Confine
tra le due facce della Luna non esisteva nell’immaginario dei Seleniani, semplicemente
perché i Terrestri non potevano scrutarli. Poi i primi satelliti, gli sbarchi,
l’amore e – grazie al cielo – il disamore per quel Satellite così bello (visto
da lontano) e così vicino. Ma ci sarebbe stato il ritorno di fiamma, certo che
ci sarebbe stato. E allora? Cosa sarebbe successo allora?
Arriveranno i Terrestri,
quelli che non strisciano, e stavolta ci staneranno... pensò.
Jok
rivolse poi lo sguardo alla Terra. «Sì, è bellissima...», esclamò, cercando di
non pensare al futuro, a quello che inevitabilmente prima o poi sarebbe
successo, cercando di godersi il Primo
Sguardo di suo figlio.
«Un
giorno potremo visitarla?»
Jok
sorrise. Un giorno saranno nuovamente
loro a visitarci, e allora..., pensò.
Ma
quel giorno era quello del Primo Sguardo di Kun, e non glielo avrebbe rovinato,
per nessun motivo al mondo, al loro mondo, alla loro Luna.
«Un
giorno forse sì, Kun. Un giorno.»
E
Kun sorrise, occhi gialli pieni di meraviglia, cilindro roteante tra le dita.
E
laggiù, sulla Terra, qualcuno guardando la Luna attraverso un occhio di vetro
notò un riflesso, un leggero riflesso inspiegabile. Ancora inspiegabile.
© 2011 Guido Pacitto
tratto dalla Raccolta "Ignoti Messaggi in Bottiglia"
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