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giovedì 20 luglio 2023

Speak No Evil (2022)

Ci sono film che lasciano il segno; che poi sia piacevole o spiacevole, non ha importanza. "Speak No Evil", film danese-olandese del 2022, il segno lo lascia eccome, e no, non è per niente piacevole. 
Catalogato (anche questo) come un horror, io sinceramente lo vedo più che altro come un film molto drammatico con tinte finali thriller. Insomma, io credo che non si possa definire film horror qualsiasi film che abbia una o al massimo un paio di scene forti; in pratica sarebbe come catalogare erotico qualsiasi film con una scena di sesso... e allora vai con l'etichetta erotico nel 95% dei film prodotti, a 'sto punto. Vabbè...
Ma torniamo al nostro film (post senza spoiler come sempre): durante una vacanza in Toscana, una coppia danese insieme alla loro piccola figlia Agnes, fa la conoscenza di una coppia olandese, anch'essa in vacanza con il figlioletto Abel. L'amicizia tra le due coppie (sarà interessante analizzare il rapporto tra i due uomini) continua anche al di fuori della vacanza, e ben presto i danesi Bjørn e Louise si ritroveranno ad accettare ben volentieri l'invito in Olanda da parte di Patrick e Karin. Un'amicizia nata in vacanza e coltivata anche successivamente. Niente di male, direte voi. E invece no: c'è tanto, tanto di male, e ben presto una delle due coppie lo scoprirà a sue spese...

domenica 10 agosto 2014

Foto(face)book

Ne siamo sommersi. Foto ovunque. Su Facebook praticamente non vedo altro (oltre ai soliti errori/orrori nei commenti che stanno letteralmente facendo a pezzi la nostra povera lingua). 
Immancabile ovviamente il Selfie, da soli o in compagnia: oh, al decimo selfie uguale (perché nel 95% dei casi il contorno è inconsistente e resta in primo piano inevitabilmente la solita, stessa faccia) direi che la vostra faccia più o meno bella ce l'hanno più che presente i vostri amici e contatti. Basta, vi prego...
Le Vacanze poi vincono su tutto. Penso che a breve si comincerà ad andare in vacanza soltanto per pubblicare foto su Facebook: 
«Allora, com'era Parigi?»
«Boh, scusa... non hai visto le foto? Aspè, aspè... guarda, qui eravamo sotto alla Tour Eiffel.»
«Sì, vedo... e dal vivo com'è? Alta? Bella? Di ferro?»
«Boh, scusa... non hai visto le foto? Guarda qua, sì, sembra abbastanza alta, rispetto a noi... guarda qui, Manu fa la smorfia! Qui invece sto con la maglietta del Paris Saint Germain...»
Foto al Mare, immancabili in questo periodo. Il costume ormai non lo si sceglie più per chissà quali pratici motivi, ma in base a come verrà in foto: 
«Visto il mio nuovo costume?»
«No, non siamo state al mare insieme. Però sono curiosa, dai, fammelo vedere...»
«Sì, un attimo che mi collego a Face e... eccolo! Allora, ti piace? Oh, qui ho fatto la foto col marocchino che vendeva i pareo. E qua invece sto con una coppia che abbiamo conosciuto lì... aspè, come si chiamano... un attimo, vedo tra i contatti aggiunti ultimamente... sì, ecco, Giusy e Marco! Che simpatici... questa foto poi! Sto malissimo... non trovi?»
«Ma dov'era qui? Gallipoli?»
«Boh... aspè, che stupidotta che sei! Non hai visto che sotto la foto c'è il luogo dov'è stata scattata? È una figata, col GPS esce in automatico! Devi aggiornarti, tesoro!»  
E che dire delle foto dei Matrimoni? Cristo... le foto dei matrimoni. Ormai oltre agli album fotografici dai prezzi da strozzinaggio puro dei fotografi ("Eh, però ti fanno pure il filmino con la colonna sonora! E che vuoi che siano 6.000 euro per un ricordo del genere?". Ti ci mando adesso o dopo il divorzio?!) ci sono gli album infiniti degli invitati. Ovviamente su Facebook. Un giorno, quando o se mi sposerò, all'entrata della sala del comune (o inverosimilmente della chiesa) e del ristorante farò un po' come i professori prima di un esame: «Ragazzi, cellulari e tablet qui, sul tavolo. Spegneteli e accomodatevi».
Altro classico: il Cibo. Qui ci sono cascato pure io, lo ammetto. Ma una cosa è fotografare e pubblicare un piatto particolare, un'altra è fotografare e pubblicare ogni piatto ingurgitato, con immancabili simpatici (simpaticissimi, guarda...) commenti: sai, so com'è fatto un würstel o, peggio, un boccale di birra. 
Insomma, ormai si fotografa soltanto per Facebook. 
«Com'è venuta?»
«Insomma...»
«Insomma?! Cazzo... è fantastica! Che c'è che non va?»
«Beh, sei venuto troppo piccolo, così non ti vedono bene.»
«Non mi vedono bene? Chi?!»
«Su Facebook. Magari pubblicandola non mi esce con la stessa risoluzione, e ti vedono piccolo piccolo... Mannaggia! Peccato non si possa più rifare adesso...»
«Mi vedono piccolo piccolo?! C'è un'eclissi solare al tramonto sul mare dietro di me, e si vede benissimo! E tu pensi che non sia venuta bene perché i tuoi cazzo di amici mi vedono piccolo piccolo?!»
Che poi, su tutto, dopo una certa soglia di foto regna sovrana la più grande verità sulle foto pubblicate su Facebook: al 99% dei tuoi contatti (l'1% è, se c'è, l'altro soggetto delle foto) di quelle foto non gliene frega un cazzo. 
No, non c'è proprio limite al peggio... 
O forse sì. Quasi quasi mi selfo il post...

Il Mistero di Acaya [o Acaia (o Acaja)]

L'anno scorso nella nostra vacanza nel Salento ci siamo imbattuti in un piccolo borgo del leccese, una frazione di Vernole chiamata probabilmente Acaya. Probabilmente.
Il piccolo centro, oltre a essere molto caratteristico vista la sua particolare struttura (chiuso tra le mura e con un bel Castello proprio all'entrata), mi si presentò praticamente deserto in un'assolata mattinata di agosto. L'impatto fu molto suggestivo; mi aspettavo infatti da un momento all'altro la comparsa di qualche tumbleweed (le sterpaglie rotolanti dei deserti americani) e di un coyote ululante. Mi ritrovai invece a confrontarmi con il mistero legato al suo nome. 
Il buon Roberto Giacobbo si chiederebbe, serio e misterioso: come si chiama in realtà questo posto che sembra lontano anni luce dalla nostra realtà? Acaja? Come ci suggerisce quello straordinario prodigio della tecnologia probabilmente portato sulla Terra da intelligenze extraterresti chiamato Tom Tom?
Oppure Acaia, come ci mostra questo cartello di origini sconosciute situato all'inizio del piccolo e misterioso centro leccese?
O forse ancora Acaya, così com'è segnato su questa inquietante brochure che ci descrive l'oscuro Castello che domina il paese?
Intanto Wikipedia sembra essere certo che il vero nome sia proprio quest'ultimo; ma viste le prove che ho raccolto sul campo, possiamo esserne davvero certi?
Beh, in attesa che Giacobbo ci faccia per davvero una puntata di Voyager (tra tutti gli pseudomisteri che ci presenta nella trasmissione questo sarebbe senza dubbio uno dei più credibili e reali), il mistero resta, e io a fine agosto tornerò in zona per provare a risolverlo.

sabato 4 agosto 2012

Trasformazioni

È tempo di vacanze, ed è bellissimo assistere alle trasformazioni di alcuni personaggi che sembrano non aspettare altro periodo per sbizzarrirsi. Indossano un bel cappello di paglia (comprato per l'occasione), pinocchietto di colore chiaro o colorato, infradito ai piedi. Senza dimenticare gli occhialoni da sole, ma quelli vengono indossati spesso anche in altri periodi. Questi bizzarri personaggi si aggirano per le Stazioni di tutta Italia con passo svogliato e aria sognante. Li vedresti bene su una zattera in mezzo a un fiume con lo sguardo al cielo e un filo d'erba secca in bocca, con un sottofondo di banjo. 
Non ci sono cavoli: lui deve far vedere che sta andando in vacanza, che sta per partire per divertirsi, per rimorchiare e, soprattutto, per spendere soldi. Una volta arrivato alla meta, la trasformazione continua: magari non è mai stato in discoteca, ma in vacanza ci va. Perché? Cazzo... come perché? Perché è in vacanza! E i balli di gruppo? Ce lo vedi il tuo caro amico pezzo di legno in mezzo a ragazzini sincronizzati come un gruppo di lottatori di sumo in piscina? No, non ce lo vedi... ma lui ci sarà, e ballerà per far vedere che sì, lui è in vacanza e si diverte! Si deve divertire! Sì, lo so che è anche astemio... però dai, se si è in vacanza, almeno un paio di cocktail a serata te li devi fare. E se vomiti anche l'anima, oh... è un episodio in più da raccontare agli interessatissimi amici al ritorno, che, lo sanno tutti, non aspettano altro che sentire il racconto delle sue gesta. Se poi il tizio è single e va da solo, eh... altro che gesta, sentiremo racconti che farebbero impallidire persino Rocco Siffredi.
Ormai ci siamo, tra un po' tocca anche a me. 
Mi manca il cappello di paglia, però.