giovedì 2 novembre 2023

L'Uomo Zucca (Parte II)

Dove ci eravamo lasciati la Notte di Halloween
Ah, nella cantina di Micky, subito dopo le conseguenze della cattiva, cattivissima idea del ragazzino di provare a evocare l'Uomo Zucca. E come promesso, passati due giorni credo proprio che sia arrivata l'ora di andare a dare un'occhiata a ciò che è successo in cantina dopo l'arrivo di quella strana creatura. 
Siete pronti? Io, a dire il vero, no, ma per questo Halloween ho deciso di travestirmi da Narratore, e allora niente... mi tocca. 
E tocca anche a voi: di nuovo luci spente, allora, e torniamo a immergerci nel fumo arancione della cantina di Micky...

Guido Pacitto
L'UOMO ZUCCA (Parte II)

  La voce dell'Uomo Zucca spazza via quindi lontano, lontanissimo la speranza dai cuori palpitanti dei quattro ragazzini. La spazza via perché la voce che sentono i quattro non può appartenere a nessuna creatura umana, a nessun essere di questo mondo. La spazza via perché la voce dell'Uomo Zucca è qualcosa che ti entra dentro, ti devasta, e poi ne esce portandosi via qualcosa. Qualcosa di molto prezioso. In questo caso, qualcosa di molto prezioso di Micky, Giusy, Piero e Armando...
  Quindi, vi dico, vi imploro, non ascoltatela. Non ascoltate la voce che sta uscendo da quella sorta di sbieca ferita che ha per bocca. Non ascoltatela voi che potete, perché altrimenti ve ne potreste pentire amaramente. 
  Vi ho avvisati.
  Ma i quattro ragazzini, spalle al muro, occhi sgranati, cuori sussultanti, respiri affannati, non possono non ascoltarla. Sono paralizzati, letteralmente paralizzati dalla paura e dall'influenza di quella creatura.
  E dunque la ascoltano.
  L'Uomo Zucca parla ai quattro con la sua voce da Uomo Zucca. La sua voce è fredda, gelida, e penetra le orecchie dei quattro ragazzi per poi arrivargli al cervello. E lì si ferma. E rimbomba. E fa male.
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  È questo ciò che sentono i quattro ragazzi prima nelle loro orecchie, poi nelle loro teste. Ed è questo che sentono per secondi che diventano minuti e poi, chissà, ore.
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  Cristo santo, distogliamo un attimo l'attenzione da quella cantina. Quelle maledette parole stanno cominciando a insinuarsi pure nella mia, di mente, e se non vi trascino fuori da quella cantina sono sicuro che presto cominceranno a rimbombare anche nelle vostre teste.
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  Io non ho invocato nessuno, creatura di merda. E nemmeno voi, giusto?
  Quindi allontaniamoci da quella maledetta cantina. Ecco, va già meglio. Decisamente meglio.
  Ora, lontani da quell'inferno in miniatura, proviamo un attimo a ragionare. Vi siete magari chiesti anche voi perché mai, per quale cazzo di ragione Micky e i suoi compagni abbiano invocato una mostruosità del genere? 
  Forse perché in realtà non sapevano cosa fosse l'Uomo Zucca. Forse perché pensavano che fosse soltanto una sorta di spaventapasseri con la testa a forma di zucca e il nome tutto sommato simpatico: Uomo Zucca. Insomma, non stiamo parlando dell'Uomo Nero, o dell'Uomo Lupo, questi sì che sono nomi che potrebbero far paura. Ma Uomo Zucca... dai!
  Eppure, vi dirò, i quattro ragazzini sapevano bene chi o cosa fosse l'Uomo Zucca. Lo sapevano perché Micky aveva letto la sua storia da qualche parte e, affascinato, l'aveva raccontata ai suoi tre amici, scegliendo accuratamente giorno, anzi notte e luogo in cui raccontargli quella storia.
  E di come invocarlo.
  Ricordate? Aveva finito di raccontarglielo proprio poco prima del nostro arrivo...
  "Ed è così che si invoca l'Uomo Zucca..."
  E sì, dunque sapevano bene cosa avrebbero invocato facendo quel rituale. E allora, cari amici, la domanda, la vostra domanda, sorge spontanea: se sapevano cosa fosse l'Uomo Zucca, per quale cazzo di dannato motivo l'hanno invocato?
  Ma la risposta è semplice, la più semplice di questo mondo: perché nessuno di loro credeva davvero di poterlo fare, nessuno di loro credeva davvero nell'esistenza di quell'essere. Così come non ci avremmo creduto neanche noi... non è vero?
  Un semplice gioco. Come si fa con le tavolette Ouìja: chi di noi non ci ha mai giocato almeno una volta?
  Come?! Così tanti?! Possibile che non avete mai provato a invocare uno spirito? E allora, dio mio, cosa diavolo ci fate qui? Andate via, scappate lontano, perché quello che sta per succedere non vi piacerà affatto.
  Sì, perché adesso stiamo per tornare in quella cantina. Il fumo arancione esce persino dalla finestra stretta della cantina, ed è proprio da lì che entreremo per guardare cosa sta succedendo...
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  Per i quattro ragazzini è come se fosse passato un tempo incommensurabile laggiù, e per tutto quel tempo nelle loro teste ha risuonato una sola cosa: la fredda voce dell'Uomo Zucca che ripeteva le sue fredde parole: - Grazie a voi per avermi invocato...
  Ore. Giorni. Anni? Per quanto tempo quei poveri disgraziati hanno avuto l'impressione di sentire quelle parole?
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  Cazzo, la sola idea di dover ascoltare quella terrificante voce per tutto quel tempo ripetere sempre le stesse, dannate parole mi avrebbe fatto impazzire. Piuttosto avrei preferito farla finita, ve lo assicuro. 
  Ed è quello che sta pensando e provando Micky in questo istante: non ce la fa più.
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  Vorrebbe che quella voce smettesse, o che in alternativa il suo cuore si fermasse, come lo vorrebbero Giusy, Piero e Armando. 
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  Come lo vorrei io, maledizione, ma io posso allontanarmi quando voglio.
  Almeno credo.
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  E forse potete anche voi.
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  Almeno credo.
  Sì, forse possiamo. O, se proprio dovesse andarci male, se proprio non riuscissimo a toglierci dalla testa le parole dell'Uomo Zucca...
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  ...ed essere condannati ad ascoltarle in un loop all'apparenza infinito come sta succedendo ai quattro ragazzi...
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  ...beh, potremmo sempre farla finita, no?
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  Ed è proprio quello che sta pensando adesso Armando: "Voglio farla finita... Grazie a voi per avermi invocato... voglio morire... Grazie a voi per avermi invocato..."
  Non riesce neanche a pensare come si deve. Le parole dell'Uomo Zucca, sempre le stesse parole dell'Uomo Zucca gli stanno contaminando e devastando il cervello. 
  Ma questo lo sapeva già. Lo sapeva perché gli era già stato raccontato, per filo e per segno, dall'amico Micky...
  - Grazie a voi per avermi invocato...
  Gli aveva raccontato dei poteri e delle particolarità dell'Uomo Zucca e di come invocarlo...
  "Maledizione... Grazie a voi per avermi invocato... perché l'abbiamo fatto?! Grazie a voi per avermi invocato... che io sia maledetto per aver versato quel sangue..."
  Tranquillo Armando, sei già maledetto. E mi dispiace, credimi. E dispiace anche a voi, non è vero?
  Dunque sanno tutto anche Giusy e Piero. Ed è anche per questo che dai loro occhi fissi, spalancati, stanno scivolando in questo momento lacrime calde e scintillanti. Sì, scintillano grazie alla luce arancione proveniente dagli occhi, dal naso e dalla bocca dell'Uomo Zucca, e se potessero, se i quattro ragazzi avessero ancora il controllo dei loro corpi, li chiuderebbero, quegli occhi... perché quella luce, come tutto ciò che arriva da quell'essere, fa male. Fa malissimo.
  Micky, Giusy, Piero e Armando dunque sanno cosa sta per succedere.
  Sanno, in realtà, cosa è già successo.
 
  La cantina si fa più buia. Il fumo arancione si dissolve e dalla finestra stretta in alto non entra più la luce arancione dei lampioni pubblici. È adesso una luce bianca, fredda. Come fredda è la cantina. 
  Micky sente qualcuno piagnucolare. È buio. Vorrebbe parlare, ma non lo fa. Ha paura, ha una fottuta paura. 
  "È successo...", pensa. Il suo cuore batte forte.
  La storia dell'Uomo Zucca era assurda, inconcepibile e incredibile. Chi avrebbe mai potuto credere a una storia del genere? Nessuno, cazzo, nessuno. Eppure...
  Eppure è successo. Quella creatura, quell'essere, quel mostro o quello che cazzo è esiste davvero. Dunque, viene da sé, esiste anche ciò si racconta di lui e di ciò che fa quando arriva.
  Micky stavolta sente singhiozzare. È chiaramente il pianto di una donna.
  - Quanto tempo? - chiede qualcuno. 
  Il tempo.
  Micky ricorda tutto il tempo, l'impossibile tempo passato a sentire quella frase nella sua testa...
  "Grazie a voi per avermi invocato..."
  Ricordarlo gli crea un fastidio allo stomaco, come un pugno, come un calcio violento, e...
  Si piega sulle ginocchia e vomita. 
  - Quanto... tempo?! - ringhia, stavolta ringhia la stessa voce dell'uomo di prima.
  Micky si rimette in piedi. Ha paura. Sta per parlare e ha paura di sentire la sua voce. Prova: - Non lo so...
  Il mondo gli crolla addosso. Quella non è la sua voce. Quella non è la voce di Micky quasi quattordicenne. - Non lo so... - ripete, mentre le lacrime gli riempiono gli occhi.
  Occhi che intravedono qualcosa. La cantina è buia ma non del tutto. La luce che arriva dalla finestra in alto sembra bastare per contare... uno, due, tre persone. Tre persone lui compreso.
  Il corpo di Michele viene scosso da brividi violenti. L'arrivo dei ricordi quasi lo costringe a vomitare ancora. Piange. 
  Come piange Giusy. Lei si fa ancora chiamare così. Ha due figli e un marito avvocato. Due figli grandi e un marito vecchio.
  I ricordi arrivano anche ad Armando. Dalla sua tasca sfila qualcosa. Sa come funziona quell'affare, ma è come se lo vedesse per la prima volta. Accende allora il display del suo smartphone. Vede data e ora. Vorrebbe urlare.
  Urla. 
  Anche Michele prende il suo cellulare e, cercando di non vedere data e ora, accende la torcia. La luce è puntata verso il basso, sul pavimento...
  No, non c'è più il cemento. Adesso ci sono delle mattonelle bianche e nere. 
  Con la mano tremante alza la torcia del cellulare e la punta verso le due persone che gli stanno davanti: una donna e un uomo. La donna ha i capelli corti. Non c'è più traccia delle sue trecce bionde. Non c'è più traccia della ragazzina che trentuno anni prima gli aveva stretto la mano mentre l'Uomo Zucca era arrivato per nutrirsi di anni ed esperienze. Ha degli occhiali che non rendono giustizia ai suoi grandi occhi nocciola, ancora quelli, ancora i suoi. Ancora belli.
  Com'è ancora bella lei.
  E accanto a lei c'è un uomo tarchiato, con la barba ispida bianca e nera come le mattonelle sotto i loro piedi. Anche i suoi capelli ricci hanno sprazzi di bianco. - Cosa vedi? - gli chiede quell'uomo che, trentuno anni prima, era un ragazzino di tredici anni e mezzo in tuta e scarpe da ginnastica. 
  Michele non gli risponde. Distoglie lo sguardo da Giusy e Armando e prova a fare i conti con quella terribile sensazione che lo sta letteralmente facendo impazzire: ricordare episodi passati della sua vita senza avere però la sensazione di averli vissuti. È sposato con una donna di nome Anna, l'anno prima sono stati in crociera tra i fiordi scandinavi ma è come se non ci fosse mai stato. L'Uomo Zucca si è portato con sé trentuno anni della sua vita.
  Rabbrividisce. Rabbrividiscono. È come se Micky, Giusy e Armando si fossero ritrovati lì, a ormai quarantacinque anni, direttamente saltandoci da quella notte di Halloween di trentuno anni prima. Era come se quei trentuno anni non li avessero mai vissuti. Eppure erano lì, nei loro ricordi, come un guscio vuoto, privo del contenuto.
  "Il contenuto se l'è portato via lui...", pensa Michele. I brividi lo scuotono. Le lacrime lo graffiano.
  E lo pensano tutti.
  Qualcuno bussa alla porta. I tre saltano per lo spavento. I loro cuori ricominciano a battere forte, così come battevano forte trentuno anni prima, proprio lì, in quella stessa cantina.
  La porta si apre, lentamente. Nessun fumo arancione, stavolta.
  Dalla porta aperta fa capolino una donna: - La cena è pronta - dice Anna. Guarda il marito col cellulare in mano con la torcia attiva, senza riuscire a vedere la pozza di vomito ai suoi piedi. - Avete finito di... ricordare i bei tempi? - aggiunge, con un chiaro tono di scherno. Poi, nella luce bianca della torcia, si accorge delle lacrime che stanno bagnando i loro volti. Sorride. - Piero è qui con voi, ne sono certa... - Si richiude la porta alle spalle. 
  Ma Piero non c'è più. Se n'è andato per colpa di un incidente stradale, sei anni dopo quella sciagurata notte di un Halloween che all'epoca quasi nessuno festeggiava in Italia (maledetti libri dell'orrore amati dai quattro). Michele, Giusy e Armando ricordano tutto: la notizia, le lacrime, il funerale. Eppure è come se non fossero stati mai lì, all'arrivo della notizia, all'arrivo delle lacrime e al suo funerale; c'era il sole, quel giorno. Eppure, dunque, è come se non avessero mai vissuto la morte di Piero. Per loro, l'ultima volta che hanno visto Piero vivo con i suoi grossi occhialoni inforcati, l'ultima volta in cui ci hanno parlato è stata quella maledetta notte di Halloween di trentuno anni prima. Tutto il resto non ha importanza. Trentuno anni non vissuti. 
  E l'amico Piero morto. Una realtà improvvisa e allo stesso tempo vecchia di venticinque anni. La sensazione è sconcertante.
  Passano secondi di silenzio, secondi di un lutto nuovo e vecchio allo stesso tempo. Poi è Armando a rompere quel funereo silenzio, come sempre: - Poteva andarci peggio - esclama. Ha le mani nelle tasche dei jeans.
  - Peggio? - chiede Giusy, con rabbia. Stringe forte di denti e si toglie gli occhiali per asciugarsi gli occhi.
  - È il 31 ottobre del 2023. Trentuno anni. Avrebbe potuto portarcene via anche quaranta, cinquanta o sessanta. La storia narra che non c'è un limite, non c'è una costante di anni portati via. Decide lui. E ha deciso... trentuno. Trentuno anni. 
  Michele e Giusy restano in silenzio.
  - Poteva andarci peggio - ripete Armando. L'indomani sa che dovrà andare a trovare sua figlia, che non vede da un mese, e che in quel momento non vorrebbe vedere neanche per i prossimi dieci, venti o trent'anni. È sua figlia, ricorda quando è nata, ne accarezza la gioia, ma... è una gioia lontana, lontanissima. Non gli appartiene.
  La andrà a vedere in compagnia di un assistente sociale. Ricorda bene perché, ma allontana dalla sua mente il pensiero. 
  Michele sospira. Il suo pensiero va ad Anna, che si è affacciata da quella porta; come una sconosciuta. Eppure ci ha vissuto insieme gli ultimi tredici anni. Tredici anni.
  "Non ci hai vissuto tu...", gli sussurra una voce nella testa. "Sai bene chi ci ha vissuto..."
  Ed è così. I ricordi che ha degli ultimi trentuno anni sono come... sì, come gusci vuoti. Non se ne può nutrire, perché l'ha già fatto qualcun altro. 
  "Quella donna non mi piace...", pensa, sentendo un crampo allo stomaco e un leggero giramento di testa. Ma quella donna è sua moglie, cristo. Se n'è innamorato, l'ha sposata, l'ha scelta... lui.
  - Non io... - esclama con la voce rotta dalle lacrime. 
  Torna a piangere anche Giusy.
  Armando no, resta soltanto in silenzio. E sogna di restarci per sempre. 
  Buona vita, ragazzi, anche se non sarà facile. Non sarà affatto facile...
  Noi, dalla nostra posizione privilegiata, possiamo soltanto augurargli tutto il bene di questo mondo. Il nostro mondo che, vi assicuro, non è il mondo di Michele, Giusy e Armando, perché il loro è rimasto fermo a trentuno anni fa.
  E a noi? Quanto tempo? Quanto tempo ci ha rubato l'Uomo Zucca?
  Mio dio... tiriamo un grosso, profondo sospiro di sollievo e rendiamogli grazie, perché, in fondo, ci ha rubato soltanto il tempo necessario per leggere questa storia.


Guido Pacitto
2023

4 commenti:

  1. Wow! Applausi davvero. Grazie Guido. 😘

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  2. Belli , veramente Guido.
    Peccato tenerli solo per il blog.
    Prova a pubblicarli in futuro se ci riesci.
    Ciao

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    1. Ciao Max, grazie mille! 🥰
      Sì, sto pensando di inserirlo nella prossima antologia che ho intenzione di pubblicare a breve... 😉

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