Mi capita molto raramente di leggere un libro più di una volta, soprattutto perché con tutta la roba non letta che c'è in giro, tra grandi classici e novità, e il poco tempo libero che un povero cristo come me riesce a ritagliarsi, faticherei davvero parecchio a non definire "sprecato" il tempo passato a rileggere qualcosa di già conosciuto. E, vi assicuro, a volte proprio non riesco a capire come facciano alcuni ad annunciare beatamente (come leggo su qualche pagina Facebook o su qualche Forum) che sono alla quarta, quinta, sesta rilettura di questo o quel libro; non so se invidiarli o meno. Forse meno.
Ma tornando al libro protagonista del post: la prima volta che lessi "La Scatola dei Bottoni di Gwendy" fu nel periodo dell'uscita, esattamente quattro anni fa, e non mi entusiasmò per niente. Un romanzo brevissimo (forse più un racconto lungo) scritto da Richard Chizmar, che praticamente riprende una storia iniziata da Stephen King, e che quest'ultimo non era riuscito a sviluppare. Nonostante la mano dello zio Steve (in pratica poi King ha contribuito alla storia rivitalizzata da Chizmar), quindi, non riuscì a coinvolgermi in pieno, tanto che rinunciai addirittura a prendere il seguito, "La Piuma Magica di Gwendy", chiudendo dunque la pratica. E allora, vi chiederete voi, perché diavolo te lo sei andato a rileggere, dopo la premessa che hai fatto?!
Per colpa del Ka, vi risponderei se foste tutti amanti della Torre Nera, cosa che in un mondo buono e giusto dovrebbe accadere. Ma visto che non viviamo (per niente) in un mondo del genere, ve lo spiego meglio...
