venerdì 17 aprile 2026

I 17 Re Ritrovati

Dopo 40 anni i Litfiba tirano fuori "17 Re", uno dei brani che originariamente avrebbe dovuto far parte del mitico album omonimo uscito nel 1986. Quest'anno, per festeggiare il quarantennale di quel disco diventato ormai leggendario per noi amanti del gruppo fiorentino, ci sarà un tour con la formazione originale (batterista a parte, ahimè); e per quanto mi riguarda sarò alla data di Villafranca di Verona.
Ecco allora che i Litfiba, a sorpresa, per festeggiare ancora di più l'evento (operazione commerciale, presa in giro ai veri fan, gne gne gne gne) hanno fatto uscire, proprio oggi, 17 aprile, quel brano che nel corso degli anni è diventato un vero e proprio mito: dall'esclusione dall'album originario perché ritenuto dalla band non proprio all'altezza del resto del disco, al tentativo di riportarlo in vita già nel 2013, ancora però senza successo. Se ci aggiungiamo, poi, che parte del testo fu pubblicato nel vinile di quarant'anni fa, è chiaro come il mito intorno a questa canzone si sia costruito nel tempo. 
Oggi, infine, ecco "17 RE":

Bene. Ma com'è "17 Re"?
I commenti e le reazioni sono stati tanti, e prima di dire la mia sulla canzone vorrei sottolineare un paio di cose.
Per tutti quelli che, delusissimi, si aspettavano un "pezzo epico", la domanda sorge naturale e spontanea: ma se i Litfiba non l'hanno pubblicata all'epoca perché non ritenuta all'altezza del disco, e se c'hanno riprovato tredici anni fa senza successo, probabilmente perché ancora meno convinti di quanto già non lo fossero nell'86, mi spiegate per quale diavolo di motivo dovevamo aspettarci da una canzone del genere un "pezzo epico"?! Chiedo, eh...
Per tutti quelli che, invece, delusissimi anche loro, avrebbero voluto a tutti i costi che fosse stato pubblicato il pezzo originale dell'86, la domanda è ancor più scontata: per quale diavolo di motivo avrebbero dovuto pubblicare un pezzo che li faceva cagare e che, probabilmente, avrebbe fatto cagare anche noi?! Del resto, proprio Piero Pelù in un passaggio di un'intervista su Rockol afferma: "La prima versione di 17 Re era perfetta per la nostra fine carriera a suonare sulle navi da crociera...". Con Maroccolo che subito gli fa eco: "Era quasi liscio...".
Vi basta?

Ora: perché riproporre un pezzo stravolto e attualizzato?
Ma perché no? Il brano è comunque bello (un capolavoro se lo confrontiamo con la merda che viene pubblicata e osannata oggi) e le sonorità ricordano in parte il sound di quegli anni (Aiazzi santo subito, Maroccolo pure), con forse soltanto la batteria un po' fuori tempo (non in senso ritmico, ovviamente).
E la voce di Pelù?! Ragazzi... la voce di Pelù è quella di un signore di 64 anni, lontana, com'è giusto e naturale che sia, da quella del ragazzo di 24 che sentiamo nel disco dell'86. E per quelli, ancora, che la criticano perché "sembra la voce di Pelù dell'ultimo periodo"... beh, insomma, ci fate o ci siete? Perché io non me lo immagino un professionista sessantenne che si mette davanti a un microfono a scimmiottare la sua voce da giovincello solo per far contenti i puristi/veri fan de 'sta ceppa. Questa è la sua voce attuale, punto, e non vedo perché un cantante non dovrebbe usare la voce che sta usando nell'ultimo periodo. Cristo santo...
E il testo?! Il testo è stato modificato, reso più attuale, e presentandola oggi penso sia stata una scelta comunque rispettabile e probabilmente azzeccata. E credo non sia neanche male.
In definitiva a me la canzone piace, e sono riuscito anche ad emozionarmi nel sentirla. Perché, rifatta, modificata, stravolta che sia, dietro c'è una storia. La storia della mitica diciassettesima traccia mancante di 17 RE

Nessun commento:

Posta un commento