Una delle tradizioni del blog è senza ombra di dubbio uno "speciale" per la Notte di Halloween. Sono anni che nella notte del 31 ottobre scrivo qualcosa a tema o, addirittura, un racconto esclusivo proprio per il blog, dedicando quindi sempre un post a questa festività popolare diventata da qualche anno evento anche in Italia. Di racconti dedicati ad Halloween scritti soltanto per questo blog ne ho pubblicati due: "L'Uomo Zucca" (potete trovarlo qui) e "Festa in Maschera" (lo trovate qui). A questi ne va comunque aggiunto un altro, pubblicato originariamente su un'antologia a tema: "Luci Spente" (potete leggerlo qui).
E quest'anno? Bene, quest'anno, per questa notte, ho deciso di rimettermi sotto e buttar giù un racconto ancora una volta in esclusiva per il blog. Stavolta, però, ho voluto scrivere una storia che potesse andar bene per tutti, anche per mio figlio Lorenzo. Niente roba davvero inquietante, quindi, anche se, a dire il vero, a volte la mano mi scappa e al contrario di quello che sento e percepisco (ormai sono assuefatto alle storie dell'orrore), mi ritrovo alla fine con una storia "forte". Non dovrebbe però essere questo il caso... almeno spero.
Un racconto, dunque, che può essere letto da e a tutti, anche se in programma potrei avere un'appendice o una sorta di "spin-off" a tinte oscure; è più forte di me...
Intanto, però, tuffiamoci nel racconto dedicato all'Halloween di quest'anno, e facciamo tutti il tifo per Tommy e la sua missione...
Guido Pacitto
LO SPAVENTAZUCCHE
Forse non ci crederete, ma esiste un paese, non troppo lontano da qui, dove Halloween non si festeggia.
Ne saranno contenti, direte voi, tutti quelli che associano la notte del 31 ottobre alla celebrazione di forze oscure, streghe e demoni vari. Non ne era affatto contento, invece, il piccolo Tommy, che da quando aveva recuperato nella vecchia biblioteca del paese un libro che parlava proprio di quella notte, con immagini colorate di zucche, streghe e fantasmini, non faceva altro che pensare a quella ricorrenza, e a quanto sarebbe stato bello andare in giro per le strade e bussare alle porte dei concittadini per chiedere... "Dolcetto o scherzetto?".
Quel libro, con sulla copertina una zucca intagliata con una candela all'interno tra l'erba alta di una campagna in piena notte, lo aveva trovato quasi per caso tra gli scaffali polverosi della biblioteca paesana proprio la sera del 31 ottobre di un po' di tempo fa. Da quella sera, ogni volta che arrivava ottobre con le sue ombre sempre più lunghe, Tommy non faceva altro che sperare che l'Halloween successivo fosse quello buono, e che dunque si festeggiasse finalmente anche nel suo paese.
Quel libro, con sulla copertina una zucca intagliata con una candela all'interno tra l'erba alta di una campagna in piena notte, lo aveva trovato quasi per caso tra gli scaffali polverosi della biblioteca paesana proprio la sera del 31 ottobre di un po' di tempo fa. Da quella sera, ogni volta che arrivava ottobre con le sue ombre sempre più lunghe, Tommy non faceva altro che sperare che l'Halloween successivo fosse quello buono, e che dunque si festeggiasse finalmente anche nel suo paese.
Ma, dopo quella folgorante e illuminante scoperta, di Halloween ne erano arrivati tre, e tutti e tre erano passati come sempre: nel nulla di una notte come tante. Il giovane Tommy, però, non aveva perso la speranza, e allora ecco che, nel quarto ottobre di consapevolezza halloweeniana, decise di prendere di petto la situazione.
Per quale ragione Halloween non si festeggiava in paese? E se trovare finalmente la risposta non fosse poi così complicato? Perché, infatti, non chiedere semplicemente in famiglia?
Per quale ragione Halloween non si festeggiava in paese? E se trovare finalmente la risposta non fosse poi così complicato? Perché, infatti, non chiedere semplicemente in famiglia?
«È la Notte delle Streghe, e le Streghe non piacciono a nessuno! Perché mai dovremmo celebrare una roba del genere?», gli rispose il padre mentre armeggiava come sempre sulla sua moto del dopoguerra.
«A me le zucche non piacciono. Tantomeno i dolci. Per non parlare degli scherzi! Perché mai dovremmo festeggiare una roba del genere?», gli rispose invece la madre, mentre dipingeva un quadro che avrebbe forse trovato posto soltanto in cantina; tra i tanti.
«La festa di Alvin? È il suo compleanno? Dovremmo festeggiarlo, allora. Ma... chi è Alvin?!», gli rispose il nonno, mentre faceva un solitario con le carte che non gli sarebbe riuscito. Come sempre.
All'appello, dunque, mancava soltanto nonna Tati, E allora...
La donna anziana, dopo qualche minuto di troppo passato a riflettere mentre puliva e ripuliva le lenti dei suoi occhiali con uno straccio, fissò negli occhi il nipote e finalmente gli risponde: «La Notte di Halloween, caro il mio Tommy, non si festeggia più in paese da quando i Paoloni hanno piazzato nella campagna della loro fattoria quello strano spaventapasseri...»
«Strano? Strano in che senso, nonna?» chiese Tommy, che, a ben pensarci, non aveva mai trovato nulla di strano nello spaventapasseri piantato nella campagna dei Paoloni.
«È uno spaventapasseri che, insomma, ha una zucca intagliata al posto della testa!», gli rispose la nonna.
«Un Jack-o'-lantern!»
«Eh?!»
«Nulla, continua!»
La nonna si strofinò ancora una volta le lenti degli occhiali sullo straccio che portava appeso alla gonna, e rispose: «Sì, uno spaventapasseri con la testa di zucca che, si dice, spaventa tutte le creature della festività. Zucche comprese. Insomma... uno Spaventazucche!»
Tommy ridacchiò: «Spaventazucche? Ma ti pare che spaventare le zucche possa allontanare le creature della notte di Halloween? E poi... le zucche mica si spaventano!»
La nonna ricambiò la risatina, tossì, e poi riprese: «È soltanto il nome che gli ho dato per la sua testona a forma di zucca. E le storie che si raccontano sul suo conto, zucche spaventate comprese, sono soltanto... hey, un attimo: ma perché vuoi sapere queste cose? Nessuno qui in paese si fa di questi problemi. Nessuno, in fondo, vuole che si festeggi Halloween anche qui da noi...»
«Neanche tu?»
«Neanche io. Anche se...»
«Anche se?»
Nonna Tati fece un sospiro. Poi: «Era bello, a dire il vero. Era bello festeggiare quella notte, tra zucche intagliate, candele, e bambini che correvano felici per il paese ricevendo dolcetti e facendo scherzetti. Sì, un po' mi manca, ma credo di essere ormai rimasta soltanto io a ricordarmi di quelle notti e ad avere malinconia per quegli anni.»
«No, nonna! Ci sono anch'io! Anch'io vorrei festeggiare Halloween!»
Sul volto rugoso della nonna calò una strana ombra: «Beh, toglitelo dalla testa. Non è più possibile. E, anzi, togliti dalla testa anche la storia dello Spaventazucche. Meglio non raccontarla a nessuno...»
«Ma perché?!»
«Perché... perché il nostro paese ha deciso di abbandonare questo tipo di festività. E, ovviamente, lo Spaventazucche non esiste. Scherzavo, Tommy. Quello spaventapasseri non ha nulla di strano, in realtà.»
«Beh, non la troverei poi così strana, una cosa del genere: quella famiglia ha origini italiane, e non mi pare si festeggi Halloween da quelle parti...»
La nonna stava per rispondergli che ormai, quella festa, veniva festeggiata ovunque; anche in Italia. Riuscì però a fermarsi, abbozzando soltanto un sorriso. Inforcò quindi gli occhiali e tornò alle sue faccende.
Anche Tommy, dal canto suo, da quel momento aveva in programma una faccenda molto importante da sbrigare.
A scuola, il giorno dopo, il ragazzino raccontò a tutti i suoi compagni la storia dello Spaventazucche, ma tutti risero e sorrisero, dicendogli che sua nonna era come tutti gli altri nonni: raccontavano storielle inventate per far paura ai nipoti fifoni, e che alla fattoria dei Paoloni non c’era nessuno spaventapasseri con la testa a forma di zucca.
Fu durante l'intervallo che il suo umore, nero, cambiò colore, tingendosi di arancione. Elly, la sua amica del cuore, gli si avvicinò di soppiatto e gli sussurrò all’orecchio: «Sono tutti sotto il suo effetto. Come quasi tutto il paese. Ma io no... e a quanto pare nemmeno tu. E nemmeno tuo nonna. Fino a stamattina pensavo di essere da sola, e invece...»
«Sotto l'effetto di chi?», chiese subito Tommy, a voce un po' più alta di quello che aveva previsto, visti gli sguardi degli altri.
«Dello Spaventazucche», rispose lei con naturalezza.
«Ma loro hanno ragione...» ribatté il ragazzino indicando tutti gli altri con lo sguardo. «Non c'è nessuno spaventapasseri con la testa a forma di zucca, in quella fattoria.»
Elly sorrise, guardando il suo compagno di classe come se stesse osservando uno stolto. «Mi pare ovvio: per 364 giorni all'anno non gli serve mica mostrarsi così com'è in realtà. Lo fa, invece, un solo giorno all'anno. O meglio, una sola notte...»
«La Notte di Halloween!», esclamò trionfante Tommy, stavolta a voce davvero alta, troppo alta.
Tutti, ma proprio tutti si girarono verso di lui, ridacchiando e indicandolo.
«Proprio così...», fece invece lei soddisfatta, osservando l'amico come si osserva un somaro che finalmente ha avuto un'illuminazione. «Lo Spaventazucche, per tenere lontane le creature del Mondo dei Morti e non permetterci quindi di festeggiare Halloween, si manifesta sotto la sua vera forma solo...»
«Stanotte! Proprio stanotte!», urlò ancora Tommy, noncurante degli sguardi e delle risatine degli altri.
La ragazzina dai capelli rossi legati in una lunga coda annuì sorridendogli.
Tommy, ricambiando il sorriso, si avvicinò al suo orecchio e le sussurrò: «Al calare del buio davanti alla fattoria dei Paoloni?»
Il sorriso di Elly si fece ancora più radioso.
Quella sera il sole calò poco dopo le cinque. Ancora un paio d'ore e il buio arrivò ad abbracciare l'intero paese. Fu Elly ad arrivare per prima davanti al cancello della fattoria dei Paoloni. Aspettò l'arrivo dell'amico osservando le prime stelle apparire nel cielo sempre più scuro, e quando cominciò a temere che Tommy le avesse dato buca, forse per paura o, ancor peggio, perché magari l'aveva presa in giro pensando fosse una bugiarda, finalmente vide la luce della bici del ragazzino apparire in lontananza, per poi farsi sempre più vicina.
«Non dovresti far aspettare una ragazza...», fece lei mentre Tommy scendeva dalla sua bici azzurra.
«Sono partito appena ha fatto buio. Non credo di essere in ritardo, come vedi...»
«Sì, sì, ok... lascia stare!», si affrettò a ribattere lei. Poi, rivolgendo il suo guardo verso il cancello dalla vernice verde scrostata che fungeva da entrata alla proprietà dei Paoloni, chiese: «Vedi niente?»
Il ragazzino dai capelli a caschetto castani osservò la fattoria nel buio della sera appena arrivata. Soltanto da una finestra, forse quella della cucina, arrivava la luce.
«No, non guardare la fattoria...», esclamò Elly col cuore in gola. Stava per scoprire se il suo amico fosse per davvero come lei, o se, al contrario, quel ragazzino era lì soltanto per assecondare una pazza. «Guarda verso la campagna, lì dove di giorno vedi lo spaventapasseri...»
E Tommy rivolse così il suo sguardo proprio verso quel punto.
Passò qualche secondo. Elly abbozzò un sorriso, cominciando a pensare al modo migliore per congedarsi e tornarsene a casa, da sola, a fare i conti con le sue visioni e le sue fantasie.
«Cos'è quella luce?», disse all'improvviso Tommy, stringendo gli occhi come a osservare meglio qualcosa in lontananza.
«Tu... tu... riesci a vedere? Che tipo di luce vedi? E dove?!»
Tommy, senza distogliere lo sguardo proprio dal punto in cui doveva trovarsi lo spaventapasseri dei Paoloni, rispose: «Una luce... arancione. Sì, proprio lì... proprio dove si trova lo spaventapasseri della fattoria. E sì... sembra proprio la luce... la luce di una candela...»
Sulle labbra strette di Elly fiorì un grande sorriso. «Come la luce di una candela all’interno di una zucca!»
«La luce di una candela all'interno della testa... dello Spaventazucche!», aggiunse Tommy con gli occhi sgranati e la bocca aperta in un'espressione di meraviglia.
E un po' di paura.
Bene. Lasciamo quindi Tommy ed Elly lì, a fissare quella debole luce in mezzo alla campagna oscura, col cuore in gola e la voglia di scoprire che comincia a fare a botte con la voglia di scappare, perché, come di consueto, come successo anche con gli altri racconti del blog a tema Halloween, adesso ci fermeremo qui. L’atmosfera c’è: una fattoria in piena campagna, una luce arancione in mezzo al nulla, e due ragazzini che sono lì per scoprire se ciò che si racconta su un certo spaventapasseri con la testa a forma di zucca corrisponda per davvero alla realtà. E, in quel caso, soltanto in quel caso, far sì che quella storia finisca lì, e che Halloween, anche nel loro paese, torni a illuminare la notte del 31 ottobre.
Come? Lo scopriremo come da tradizione tra due notti, nella notte dei morti.
Per restare in tema.
Noi, intanto, godiamoci questa, di notte, con le sue luci, la sua atmosfera e i suoi fantasmi.
E i nostri fantasmi.
Per restare in tema.
Noi, intanto, godiamoci questa, di notte, con le sue luci, la sua atmosfera e i suoi fantasmi.
E i nostri fantasmi.

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