Nella Notte di Halloween c'eravamo lasciati davanti a una fattoria, di notte, con una strana luce nel mezzo della campagna buia, e con due ragazzini pronti a scoprire se quello che avevano sentito su un fantomatico spaventapasseri con la testa a forma di zucca corrispondesse al vero (trovate la prima parte del racconto qui). E, come promesso, questa notte, quella "dei Morti", siamo qui per scoprirlo insieme a loro...
Torniamo dunque lì, nella notte di un Halloween di chissà quanto tempo fa, o forse soltanto proprio l'altro ieri, e vediamo com'è andata ai giovani Tommy ed Elly...
Guido Pacitto
LO SPAVENTAZUCCHE (Parte II)
La luna piena, sbucata all'improvviso da dietro le nuvole scure all'orizzonte, sembrò restituire ai due ragazzini quel coraggio che temevano di aver perso non appena ebbero la certezza che quella luce, nel cuore della campagna buia, c'era davvero.
Il chiarore della luna illuminava i loro giovani volti e, in lontananza, anche la sagoma dello spaventapasseri con la testa a forma di zucca; e sì, la debole luce arancio che avevano visto nell'oscurità arrivava proprio dal fantoccio in mezzo al campo.
«Andiamo?», disse all'improvviso Elly, facendo saltare per lo spavento l'amico.
«Ehm... un crampo al piede...», fece lui subito, per mascherare quel salto di paura.
L'amica sorrise. Rivolse lo sguardo alla staccionata fatta di legno che delimitava la proprietà dei Paoloni e vi si avvicinò, poggiando le sue piccole mani sulle tavole di legno.
«Passiamo da lì?», chiese Tommy avvicinandosi a lei.
«E da dove sennò? Non vorrai mica suonare al citofono per chiedergli di aprirci il cancello?»
Il ragazzino sorrise con nervosismo. Poi, vedendo l'amica piegarsi e passare agilmente attraverso la staccionata, la imitò senza alcuna difficoltà. In quel momento erano nella proprietà dei Paoloni, e di lì a un centinaio di metri il cammino davanti a loro era libero e ben illuminato dalla luna sempre più alta e luminosa.
Elly si avviò verso lo spaventapasseri, attraversando un terreno pieno di buche, erbacce e qualche sasso.
«Elly...»
«Sì?»
«Ma cosa faremo una volta raggiunto lo Spaventazucche?»
La ragazzina con la coda di cavallo ai capelli rossi si fermò e si rivolse all'amico. Si piazzò le mani sui fianchi e, dopo ancora qualche secondo di riflessione, rispose: «Beh, non ci ho mai pensato. Lo tiriamo giù?»
«Tirarlo giù? In che senso?»
«Abbatterlo. E...»
«E...?» Tommy si sentiva il cuore in gola.
«E distruggere quel bamboccio.»
L'amico stava per dirle che quella gli sembrava una pessima idea, ma si rese subito conto che in fondo, quella, era soltanto una sua sensazione, un'impressione, e che non avrebbe saputo argomentare i suoi dubbi. «Ok...», si limitò quindi a dire.
Il cammino verso lo spaventapasseri fu a dire il vero un'esperienza bellissima per entrambi: la campagna era silenziosa, la luna alta e luminosa nel cielo, l'aria dolce e fresca il giusto, come un delicato sospiro che stava soltanto annunciando a bassa voce il vero freddo che sarebbe arrivato di lì a poco. Nessuno dei due disse una parola, mentre l'edificio della fattoria della famiglia di origini italiane gli sfilava di lato, sulla sinistra, e lo spaventapasseri, con la sua luce ambra all'altezza della testa, si avvicinava sempre di più.
Quando i due lo raggiunsero, poterono effettivamente constatare che la zucca intagliata che gli fungeva da testa aveva all'interno una luce, come quella della fiamma di una candela. Ma quella fiamma, in realtà, non si intravedeva.
«Non c'è nessuna candela», esclamò Elly, come se avesse letto nei pensieri di Tommy.
«E da dove arriva quella luce?», chiese l'amico. Fissava quella zucca con paura e curiosità. Gli intagli, così come aveva visto nel libro che ancora custodiva sotto il suo letto (un vero e proprio piccolo furto, se vogliamo), gli davano un aspetto terrificante.
«Beh, è un essere magico...», gli rispose Elly, interrompendo i suoi pensieri e facendolo, per la seconda volta in pochi minuti, saltare per lo spavento. «Un altro campo?», domandò lei sarcastica.
Ma Tommy, stavolta, non diede peso a quella reazione e a quelle parole, e continuò a fissare lo Spaventazucche: un grande spaventapasseri con stracci addosso e una zucca grossa, intagliata e luminosa come testa. «Pensi che non ci farà nulla? Che se provassimo a... ad abbatterlo, non ci farà nulla?»
«E perché dovrebbe? È soltanto...» Elly si fermò. Stava per dire "È soltanto uno spaventapasseri", ma ancor prima di pronunciare quelle parole si era resa conto che, in effetti, quel fantoccio che avevano davanti non era per niente soltanto uno spaventapasseri...
«È soltanto... cosa?», la incalzò' l'amico.
Elly non gli rispose. Si avvicinò allo Spaventazucche e provò una strana sensazione, come se la terra sotto i suoi piedi stesse vibrando. «Avvicinati a me... e a lui», esclamò, indicando a Tommy lo spaventapasseri.
Il ragazzino dai capelli a caschetto obbedì, arrivando proprio accanto all'amica e a un passo dallo Spaventazucche.
«Lo senti anche tu?», chiese lei.
Tommy si guardò i piedi. «Un leggero... terremoto?»
Sulle labbra della ragazzina si materializzò un sorriso che in realtà tradiva preoccupazione e paura. Per farsi coraggio, allora, cercò di ricordare i racconti che aveva letto su un libro che le aveva regalato suo zio qualche anno addietro. Racconti di feste in maschera, sacchi e secchielli pieni di caramelle e dolciumi vari, risate e corse tra le strade vestite a festa con luci, zucche, ghirlande e decorazioni autunnali. Allo stesso tempo, però, cercò di allontanare dalla sua mente un altro racconto, quello che aveva trovato su una rivista lasciata incustodita nella sala intrattenimento della sua scuola. S'intitolava "L'Uomo Zucca", e non le era piaciuto per niente...
«Questo non è l'Uomo Zucca...», esclamò come in trance, per farsi coraggio.
«Come?», le chiese Tommy, preoccupato.
Lei gli sorrise, cercando di apparire il più tranquilla possibile. Facendosi quindi forza con il ricordo dei racconti che le avevano narrato della Festa di Halloween, tirò un sospiro profondo e disse: «Abbattiamo questo bamboccio! E riportiamo Halloween in paese!»
Le parole e, soprattutto, l'entusiasmo di Elly, spazzarono via paura e dubbi dalla mente di Tommy: «Sì... facciamolo!»
I due ragazzini si avvicinarono ancora di più allo Spaventazucche e, nel momento in cui lo toccarono, avvertirono una leggera scossa. Tommy provò a staccare le mani dagli stracci vecchi dello spaventapasseri, ma si accorse con sgomento di non riuscirci. Elly, dal canto suo, sembrava non volerne proprio sapere di staccarsi dal fantoccio, e così cominciò a spingerlo più che poteva per provare a sradicarlo. Quando i due bastoni che lo Spaventazucche aveva al posto delle gambe cominciarono a cedere, l'aria si fece più fredda e la luna alta nel cielo iniziò a perdere parte della sua luce, come se all'improvviso fosse calato un velo davanti al suo disco tondo e luminoso.
«Ora o mai più...», esclamò la ragazzina con i capelli legati a coda rivolgendo il suo sguardo verso Tommy lì accanto a lei. Lo spaventapasseri sembrava fare resistenza sotto la sua spinta.
Il compagno si fece coraggio, sospirò e cominciò a spingere anche lui per far sì che lo Spaventazucche cadesse finalmente a terra.
All'improvviso, sotto la spinta di entrambi, sentirono come uno schiocco: una o entrambe le gambe di legno stavano per cedere. Ancora qualche secondo e la luce all'interno della testa di zucca si fece più forte, mentre quella della luna si eclissò diventando rossastra, come in una vera e propria eclissi di luna. Lo Spaventazucche, a quel punto, si inclinò ancor di più e dagli intagli della sua faccia cominciò a fuoriuscire una forte luce mista a vere e proprie scintille. Tommy sentì finalmente di poter staccare le sue mani, e così lo lasciò andare. Lo stesso fece Elly, ed entrambi restarono lì a osservare lo Spaventazucche con il suo crepitare di scintille e vero e proprio fuoco che ormai sembrava padrone della sua testa a forma di zucca. I due fecero qualche passo all'indietro, incuranti dell'eclissi di luna impossibile che si stava consumando nel cielo scuro dell'ultima notte di quell'ottobre. Sentirono quindi un nuovo, forte schiocco, e lo Spaventazucche crollò definitivamente all'indietro, adagiandosi sul terreno secco ed erboso. La luce all'interno della sua zucca cominciò ad affievolirsi pian piano, fino a scomparire del tutto. Nel cielo, la luna si riaccese come se qualcuno avesse schiacciato un interruttore invisibile, ma nessuno dei due ci fece caso. I loro occhi erano fissi lì, davanti allo Spaventazucche adagiato a terra e ormai privo di luce.
E di vita.
Il giorno dopo Tommy ed Elly si rividero dopo la scuola per parlare meglio di ciò che era successo la sera prima. Subito dopo aver fatto crollare lo Spaventazucche a terra, infatti, erano scappati tornando alle loro case, salutandosi di fretta, uno su una bicicletta azzurra e l'altra sulle proprie gambe snelle, a perdifiato per le strade del paese come quando suonavano ai citofoni dei paesani e fuggivano via, per fare uno scherzo.
«È successo davvero?», chiese Tommy all'amica. Se ne stavano nel parco davanti alla scuola, ben coperti dai loro cappotti per via di un freddo che era arrivato improvviso e pungente.
«C'eri anche tu... e tutti e due abbiamo visto quello che è successo.»
«E non pensi che sia stato tutto troppo... semplice? Insomma, ci è bastato buttarlo a terra...»
Elly sospirò, stringendosi ancora di più nel suo cappotto nero. «Magari lo abbiamo buttato giù ma... non sconfitto. O magari i Paoloni, trovandolo a terra, lo rimetteranno su e... non so, così facendo si rianimerà.»
«E l'anno prossimo, la notte del 31 ottobre, in paese Halloween non si festeggerà. Come sempre.»
La ragazzina si limitò a un'alzata di spalle.
«Non ci resta che aspettare, quindi», aggiunse Tommy.
«Sì, amico mio. Non ci resta che aspettare.»
Poche ore prima di quell'incontro pomeridiano tra Tommy ed Elly, Kevin Paoloni, il più giovane della famiglia, ritrovò i resti dello spaventapasseri a terra.
«Dannati cinghiali...», esclamò subito prima di imprecare. Poi raccolse i resti del vecchio spaventapasseri piantato lì da sua nonna tanti, tanti anni prima, forse quando lei aveva la sua stessa età. Li raggruppò insieme e vi diede fuoco.
«Hai avuto un bel coraggio...», fece all'improvviso una voce alle spalle di Kevin, intento a guardare le fiamme del falò fatto con i resti dello spaventapasseri.
Il ragazzo si girò verso la fonte della voce e vide suo fratello maggiore. «Coraggio? Dio me ne scampi... non sono stato di certo io a sradicare quel coso. L'ho trovato già a terra, con i bastoni delle gambe spezzati. Forse sarà stato un cinghiale. O un tasso...»
«Meglio così, direi. Quel coso non mi piaceva per niente. Avrei voluto buttarlo giù da tempo, ma papà diceva sempre che...»
«E tu gli credevi? Credevi per davvero che nonna fosse una sorta di fattucchiera?»
Mario ridacchiò. «Sbaglio o sei stato tu a dire poco fa che non avresti mai avuto il coraggio di abbattere quello spaventapasseri?»
Suo fratello minore sorrise. Rivolse quindi lo sguardo verso il fuoco che andava ormai consumandosi e disse: «Benedetti cinghiali.»
- UN ANNO DOPO -
Una Strega, con la fedele scopa al suo fianco, se ne stava davanti alla porta chiusa di una casa con delle zucche intagliate lì all'ingresso, con una candele accesa in ognuna di esse. Pochi secondi e quella porta si aprì, piano, per poi far apparire sulla soglia una figura in tunica e cappuccio con una grande falce stretta nella sua mano destra. La figura incappucciata avanzò di qualche passo verso la Strega, uscendo così di casa. Quando fu a un solo passo da lei, si scoprì la testa mostrando una faccia truccata di nero sotto un taglio di capelli cortissimi.
Sul volto della Strega apparve un sorriso. «Stai molto meglio senza quel ridicolo caschetto...»
«E tu stai benissimo vestita da Strega...»
Elly restò in silenzio, cercando di capire se quelle parole dovessero essere interpretate come un complimento o un'offesa. Decise di lasciar perdere e sorrise ancora. «Beh... direi che ce l'abbiamo fatta...», esclamò allargando le braccia.
Dietro di lei Tommy osservò dei ragazzini correre con dei secchielli pieni di caramelle e dolciumi vari.
«Sì, direi proprio di sì...», rispose lui, felice.
Poi, quando alle spalle del ragazzo comparvero i suoi genitori, Elly si fece seria e chiese: «Dolcetto o scherzetto?»
I quattro sul portico scoppiarono a ridere. Pochi secondi e i due ragazzi si tuffarono tra le strade del paese. Era finalmente arrivata l'ora di far incetta di dolci.
E di tirare qualche scherzetto.
Una storia a lieto fine, direi. E, per chi ha avuto la pazienza di leggere qualcosa di mio in passato, sarà stata una vera e propria sorpresa, visto che io non amo particolarmente i lieto fine. Ma questa, come avevo promesso, era una storia di Halloween per tutti, e quindi ho voluto mantenere la promessa regalando al racconto un lieto fine.
Le due parti di questa storia, che completano e finiscono il racconto, sono dedicate dunque a tutti quelli che amano storie dell'orrore divertenti e, in fin dei conti, buone. Ma, come già detto, a volte mi lascio prendere la mano quando si parla di racconti, e allora diciamo che una terza parte, per una storia del genere, ci calzava proprio a pennello. Tra qualche giorno arriverà quindi anche quella, e seppur collegata, profondamente, alle precedenti due parti, queste saranno e resteranno un vero e proprio racconto a sé stante, completo e finito.
La terza parte, invece, sarà per quelli che da una storia del genere vorrebbero qualche dettaglio in più. E i dettagli arriveranno. Rigorosamente, stavolta, per un pubblico più abituato alle tinte horror. E, soprattutto, per chi sarà pronto lasciarsi alle spalle l'atmosfera festosa e gioiosa che si respirava alla fine del racconto in due parti.
Come sempre, siete stati avvisati.
Sul volto della Strega apparve un sorriso. «Stai molto meglio senza quel ridicolo caschetto...»
«E tu stai benissimo vestita da Strega...»
Elly restò in silenzio, cercando di capire se quelle parole dovessero essere interpretate come un complimento o un'offesa. Decise di lasciar perdere e sorrise ancora. «Beh... direi che ce l'abbiamo fatta...», esclamò allargando le braccia.
Dietro di lei Tommy osservò dei ragazzini correre con dei secchielli pieni di caramelle e dolciumi vari.
«Sì, direi proprio di sì...», rispose lui, felice.
Poi, quando alle spalle del ragazzo comparvero i suoi genitori, Elly si fece seria e chiese: «Dolcetto o scherzetto?»
I quattro sul portico scoppiarono a ridere. Pochi secondi e i due ragazzi si tuffarono tra le strade del paese. Era finalmente arrivata l'ora di far incetta di dolci.
E di tirare qualche scherzetto.
Una storia a lieto fine, direi. E, per chi ha avuto la pazienza di leggere qualcosa di mio in passato, sarà stata una vera e propria sorpresa, visto che io non amo particolarmente i lieto fine. Ma questa, come avevo promesso, era una storia di Halloween per tutti, e quindi ho voluto mantenere la promessa regalando al racconto un lieto fine.
Le due parti di questa storia, che completano e finiscono il racconto, sono dedicate dunque a tutti quelli che amano storie dell'orrore divertenti e, in fin dei conti, buone. Ma, come già detto, a volte mi lascio prendere la mano quando si parla di racconti, e allora diciamo che una terza parte, per una storia del genere, ci calzava proprio a pennello. Tra qualche giorno arriverà quindi anche quella, e seppur collegata, profondamente, alle precedenti due parti, queste saranno e resteranno un vero e proprio racconto a sé stante, completo e finito.
La terza parte, invece, sarà per quelli che da una storia del genere vorrebbero qualche dettaglio in più. E i dettagli arriveranno. Rigorosamente, stavolta, per un pubblico più abituato alle tinte horror. E, soprattutto, per chi sarà pronto lasciarsi alle spalle l'atmosfera festosa e gioiosa che si respirava alla fine del racconto in due parti.
Come sempre, siete stati avvisati.

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