sabato 31 ottobre 2020

Luci Spente nella Notte di Halloween

Quest'anno, sarà felice De Luca, niente Halloween. Ma io voglio festeggiarlo comunque, a modo mio. E allora ecco un mio racconto a tema: "Luci Spente". Il racconto, molto breve, scritto di getto in pochi minuti, è stato pubblicato nella raccolta "Halloween all'Italiana 2018" dopo il concorso omonimo indetto dalla pagina Facebook "Letteratura Horror.it". Per inciso: a concorsi del genere ho deciso di non partecipare più. Non sono uno Scrittore di professione, non credo di essere un genio incompreso, ma mi dà comunque fastidio vedere un mio racconto, scritto in maniera, credo, decente, pubblicato in antologie in cui sono presenti anche racconti che una maestra delle elementari riempirebbe di segni rossi e blu.
Chiusa parentesi, torniamo alla storia di questa lunga notte...
Quindi, adesso, mettete da parte il vostro senso di pietà, spegnete le luci, e lasciate acceso soltanto lo schermo del vostro computer, perché state per assistere a qualcosa... di veramente macabro.

Guido Pacitto
LUCI SPENTE

Aveva già visto com’era andata a finire con le altre, e quella notte, ne era sicura, sarebbe toccato a lei.
L’aria in quella stanza buia era fredda. La notte successiva, a quella stessa ora, probabilmente si sarebbe ritrovata sfigurata, sviscerata, e messa in bella mostra di fronte a quel manipolo di folli criminali. E a proposito di folli: dov’era finito il pazzo che l’aveva rapita? Che si fosse stancato della scia di sangue che aveva macchiato quell’ennesimo Halloween?
Le sembrò di sentire qualcosa, ma il buio continuava a persistere, ed era un bene; quello squilibrato aveva bisogno di luce, perché gli piaceva guardare in faccia le sue vittime, vederle soffrire, implorare pietà, e finché le luci erano spente, lei era al sicuro. Restò tutto così, per minuti, forse ore. Doveva passare quella notte, soltanto quella notte. Poi forse l’avrebbe lasciata andare, con la promessa di non dire niente a nessuno. E l’avrebbe fatto. Non soltanto perché temeva che il mostro col coltello potesse tornare e farla fuori, in una notte qualsiasi, anche lontana da Halloween, ma anche e soprattutto perché quello che aveva visto fare alle sue amiche era qualcosa di indescrivibile, di inenarrabile, di così tanta crudeltà che la sola idea di dover raccontare ciò che aveva visto la fece rabbrividire.
Il buio all’interno della stanza all’improvviso venne spezzato da una luce proveniente da un altro locale, forse il corridoio. Cercò di restare calma. In quel posto era rimasta soltanto lei, e forse, perché no, poteva non essere un caso. Perché trucidare le altre e non uccidere anche lei? Perché lasciarla lì, rinchiusa, ancora un altro giorno?
Provò a non pensarci, sperando che quella luce accesa poco prima si spegnesse, e che tutto tornasse nel buio più completo. E che, soprattutto, non arrivasse il mostro.
Ma il mostro stava arrivando. La luce all’interno della stanza si accese, e udì i suoi passi lenti. Poi gli si parò davanti, con la solita, beffarda calma del predatore che sa bene che la sua preda non potrà scappargli. Provò a implorare pietà, di nuovo, così come aveva fatto quando era stata rapita qualche giorno prima. Ma anche stavolta lui fece finta di non ascoltare. E allora urlò, urlò forte. Possibile che non ci fosse nessuno nei paraggi? Vicini? Qualche passante? Qualche cazzo di cane? Niente di niente?
Probabilmente si trovavano in una casa isolata, lontano da tutto e tutti. Lo fissò negli occhi, e non vide nulla; nessuna pietà, nessuna incertezza. Le mostrò il coltello, come per volerla schernire prima di farla a pezzi. Sorrise. Avrebbe voluto muoversi, scappare, ma era bloccata, e non poteva essere diversamente. Il mostro si calò verso di lei e le avvicinò il coltello al viso. Iniziò a piangere.
Nessuna pietà.
Il coltello le affondò al centro della faccia. Il dolore fu insopportabile. Sentì il sangue scivolarle sul viso, mentre il coltello usciva e poi affondava di nuovo. La vista le si offuscò. Le sue urla diventarono liquide, soffocate. Ancora un taglio, forse quello definitivo, quello mortale. Lo sperò. La sofferenza era atroce, e non vedeva l’ora, a quel punto, che tutto finisse.
Ma non finì.
Sentì l’ennesimo colpo, deciso, sopra la testa, come se quel pazzo gliela stesse per aprire, e ancora una volta il dolore raggiunse il picco che pensava di aver già raggiunto con l’ultima coltellata. Venne accecata, letteralmente. Smise di urlare, arrendendosi, sperando di scivolare il prima possibile verso la morte. 
Poi sentì una voce femminile, finalmente diversa. Il coltello le restò piantato nella testa.
«Santo cielo, Lorenzo, la smetti di accanirti così? È... è orribile...»
Finalmente pietà, da quella donna. Ma forse era troppo tardi.
«È orribile come l’hai conciata. Irrecuperabile. Buttala via e andiamo a chiedere a tuo padre se te ne intaglia una lui, perché a quanto pare tu con le zucche proprio non ci sai fare!»
Il ragazzino sfilò il coltello dalla zucca agonizzante e la gettò nella spazzatura. Lei implorò il colpo di grazia.
Poi, luci spente.

Guido Pacitto
2018

11 commenti:

  1. Bella. Sembra un horror, ma il finale è a sorpresa.

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  2. Ottimo racconto. Prima del finale a sorpresa mi è sembrato di trovarmi in un libro di King, scrittore che adoro. Complimenti.
    Anche io, ogni tanto, mi diletto a scrivere cose che forse definire racconti è inappropriato (non so neppure io cosa siano). Se ti va di leggerne qualcuno, ne ho raccolti un po' qui.

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  3. Sei stato troppo prevedibile!
    L’avevo capito dopo le prime tre righe che eri uno “zuccone”...ahaha!!!
    Sta bene in in un antologia di racconti horror per ragazzi.
    Comunque bravo

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  4. @Gus: grazie! In racconti così brevi il finale a sorpresa è difficile, ma spesso riesce :)

    @Andrea: Grazie mille! Io sono un grande fan del Re, e anche soltanto ricordarlo lontanamente per me è un bellissimo complimento :D
    Leggerò volentieri i tuoi racconti, tra l'altro già il titolo del primo, da fan del Guccio e dei Nomadi, mi ispira parecchio ;)

    @MAX: a te non la si fa proprio, eh?! :D
    Starebbe bene in una raccolta di racconti horror per ragazzi? Beh, credo che il target giusto per questo racconto sia proprio questo.
    Grazie! ;)

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  5. Scritto benissimo...e geniale nel suo finale!

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  6. Voglio vedere cosa ne pensano vegani e vegetariani!! :D
    Bellissimo, simpatico, originale.

    Moz-

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  7. Racconto sorprendente. Prima ansia, poi disgusto e infine ironia. Bella prova.
    In memoria di tutte le zucche!!

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  8. @Moz: grazie mille! In effetti quelli sì che potrebbero accusarmi di essere stato disumano :D

    @Mick: grazie mille! Ho già fatto un minuto di silenzio in loro onore subito dopo aver scritto il racconto :D

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  9. Oh, ce l'ho fatta!
    Lo sai che non mi si apriva questo riquadro per scrivere il commento?
    Assurdo!

    Volevo solo dirti che il tuo racconto è fantastico. Si intuisce ad un certo punto che parli di una zucca ma il dubbio rimane.E' questo che mi piace. La suspence!
    Complimenti

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  10. Grazie mille Patricia! Troppo buona 😃

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