giovedì 26 marzo 2020

Il Buco (2019)

Se ne parlava un gran bene di questo nuovo film approdato sulla piattaforma Netflix, e dopo aver visto "Il Buco", non so davvero se unirmi al coro degli entusiasti o a quelli dei delusi. In casi come questo, quindi, forse la verità sta esattamente in mezzo. E allora io mi colloco proprio tra le due correnti di pensiero.
Il film ha una struttura all'apparenza molto semplice: ci troviamo in un edificio multipiano, che si rivela essere una sorta di prigione verticale. Ogni piano, o livello, è una stanza con due prigionieri/compagni, che a scadenza mensile si ritroveranno spostati (sempre insieme) in un altro livello/piano (più in alto o più in basso). La particolarità di queste stanza/celle, è quella di avere al centro di esse una grande apertura rettangolare, una sorta di "buco". Così, con un livello sopra l'altro, si viene a creare una fossa profondissima, che fa sì che ogni ospite di una singola stanza possa guardare (e comunicare) con quelli delle stanze sopra e sotto. Ma non è finita: ogni giorno una piattaforma/tavola a levitazione magnetica, imbandita di ogni leccornia, scivolerà dall'alto (Piano 0) al basso, soffermandosi su ogni piano per pochi minuti. Con l'ordine assoluto di non poter tenere nulla di quel cibo in stanza, e di avere soltanto la possibilità di cibarsene in quel breve lasso di tempo, è facile arrivare a una prima conclusione: i piani alti mangeranno molto; quelli medi qualcosa; quelli in fondo... nulla. Ma quanto è profonda la Fossa? Di quanti piani è composto l'Edificio/Prigione? Ad aiutarci a capire meglio c'è il protagonista del film, Goreng, che ritrovatosi come compagno di stanza un vecchio volpone, capirà presto che l'idea di arrivare in quel posto di sua spontanea volontà... non è stata poi una gran trovata.

Seppur difficile, se non impossibile per i prigionieri capire quanti livelli/piani dovrà attraversare la piattaforma col cibo per arrivare alla fine, potrebbe essere comunque intuibile, per loro, il fatto che una distribuzione di quei viveri adeguata, senza ingozzarsi, ma cibandosi soltanto di ciò di cui si avrebbe davvero bisogno, razionandolo, porterebbe alla distribuzione adeguata del cibo(ricchezza), dal primo all'ultimo piano. Chiaro quindi è anche il senso di tutto il film... che ci mostra ovviamente come vanno invece le cose; e come, sono sicuro, andrebbero effettivamente nella realtà.
Un film buono, molto interessante, inquietante e anche molto crudo a tratti, che si perde in un finale sbrigativo e non privo di incongruenze. Andrebbe bene, in definitiva, un finale non del tutto chiaro, come chiusura di un film che fa della metafora la struttura portante... ma avrei preferito che in quel finale, anch'esso metaforico, non ci fosse spazio per domande e dubbi, anche semplici, sulle vicende viste fino a qualche minuto prima, che compromettono regole e dinamiche dell'itera storia. Un vero peccato.
(VOTO: 6,5 - Un Buco di Prigione)

3 commenti:

MikiMoz ha detto...

Ne ho sentito parlare proprio oggi.
Insomma, una bella e metaforica trovata ma... con finale che scazza :o

Moz-

Clarke è vivo ha detto...

Finora avevo letto solo elogi e stroncature. Complimenti, sei la prima recensione equilibrata che leggo! Però alla fin fine 'sto buco non mi sembra niente di speciale. Dalla trama, dico. Sembra un incrocio tra "Il cubo" e "Snowpiercer".

Guido P. ha detto...

@MikiMoz: Sì... seppur parlare dopo aver visto il prodotto fatto e finito è sempre semplice, penso si potesse fare di più!

@Clarke: Grazie! In effetti non riesco a capire chi ci vede qualcosa di davvero originale. E hai ragione: la struttura de "Il Cubo" (quello sì inquietantissimo) e il senso di "Snowpiercer" (film che ho adorato) sembrano proprio essere richiamati fortemente in questo film. Chissà se voluto...