martedì 1 settembre 2026

Così vanno le cose, così devono andare: CSI al Castello

Ieri terminavano ufficialmente le mie ferie. E, come una sorta di gran finale, ecco il concerto dei C.S.I. al Castello Scaligero di Villafranca di Verona. Un concerto atteso da... no, non direi da tanto. E non lo direi semplicemente perché, da quando lo strepitoso e forse irripetibile progetto del Consorzio Suonatori Indipendenti vide la fine, mai, e dico mai mi sarei immaginato una loro reunion. Poi è arrivata quella dei CCCP poco più di due anni fa (ne parlo qui), e allora lì, proprio lì ho cominciato a covare la speranza di ritrovare i CSI, anche se in quel post quella speranza la definii più che altro un sogno quasi irrealizzabile. Ma quella speranza mascherata da sogno quasi irrealizzabile arrivò a trasformarsi in sogno realizzato all'inizio di quest'anno (ne parlo qui): i CSI tornavano per davvero! E proprio in quel post avevo già individuato la mia data: il 31 agosto 2026.
Così vanno le cose, così devono andare.
E così è stato...

Che dire... ho difficoltà a descrivere ciò a cui ho assistito ieri sera. Vederli su quel palco, eseguendo quelle canzoni, è stata un'esperienza a dir poco totale. Un concerto clamoroso, pazzesco, un'esperienza indescrivibile.
C'è da fare però una premessa. Quando ho acquistato il biglietto mi sono posto un unico problema: portare o no Lorenzo? Con i suoi 5 anni (li compie a settembre) aveva già visto un paio di concerti dei Nomadi e uno dei Litfiba, ma stavolta si trattava di qualcosa di diverso. Per fortuna posso contare su una donna straordinaria, e così, dopo una riunione di famiglia, si è deciso per il . E quando ieri la calca si è fatta importante (c'era davvero tanta, tanta gente) nella zona in cui avevo deciso di piazzarmi per il concerto, mia moglie non ha esitato un attimo a portarsi via il bimbo in una zona più tranquilla, che ho raggiunto poi anch'io durante il "bis". Grazie Angela!
Ma torniamo al live: come detto, è davvero difficile descrivere ciò che ho visto e sentito. Un vero e proprio sogno realizzato, più di due ore di musica e momenti da pelle d'oca. Giovanni Lindo Ferretti in gran forma, con accanto una Ginevra Di Marco come sempre straordinaria. Ma è tutto il gruppo che ha funzionato, dal basso fumoso di Gianni Maroccolo alle linee oniriche di Francesco Magnelli, dalle chitarre taglienti di Massimo Zamboni a quelle disturbate di Giorgio Canali, fino alla solidissima batteria di Simone Filippi. Tutto perfettamente bilanciato... come tutto dovrebbe essere, direbbe qualcuno in diretta da un altro universo.
E a proposito di Gianni Maroccolo: per quanto mi riguarda ha raggiunto uno status di semidio musicale. Se incontrandolo per strada mi salutasse con un "vaffanculo", lo ringrazierei facendogli anche un inchino. Ancora peggio: se dovesse dire che l'album "Infinito" dei Litfiba è un gran disco, io ci crederei. (N.B. l'ha detto davvero, e sto elaborando la cosa).
Inutile, infine, star qui ad analizzare questa o quell'altra canzone. È stato un viaggio totale, dall'intro di "Noi non ci saremo" di Guccini al Nessuna garanzia per nessuno di "Buon anno ragazzi". Ma se c'è un momento che ho voluto riprendere per farne un videoricordo - e con qualche imbarazzo, visto che, ed è ciò che amo nei miei concerti, sono davvero poche le persone con i cellulari sempre in mano così come fanno ormai quasi ovunque - è stato durante "Forma e Sostanza". Perché? Perché ricordo ancora perfettamente quel giorno di quel settembre del 1997 quando, a sorpresa, durante il programma che elencava gli album più venduti della settimana veniva annunciato "Tabula Rasa Elettrificata" al primo posto, con l'intro di "Forma e Sostanza" che partiva subito dopo lo shock per la notizia. Brividi... nel settembre del 1997 come nell'ultimo giorno di agosto del 2026...


Durante la pausa prima del bis ho raggiungo mia moglie e mio figlio, e con loro mi sono goduto le ultime canzoni, con "Mimporta 'nasega" che per Lorenzo è diventata magicamente "Mimporta 'nasenca" (nel dialetto del mio paese, senca o senga vuol dire crepa, fessura). Aspettavo quindi anche un suo giudizio durante l'uscita dal Castello: "Concerto terribile", mentre sbuffava indispettito tra la calca con noi tre che cercavamo di uscire; "Concerto bellissimo!" una volta usciti e avviati verso la macchina.
E a proposito di calca: sinceramente non mi aspettavo tutta quella gente, tanto da essermela presa anche un po' troppo comoda riguardo l'arrivo e, di conseguenza, anche per il parcheggio. Per la prima volta ho faticato un po' per trovare un posto vicino al Castello. Forse, a colpo d'occhio, eravamo quasi il doppio rispetto al concerto dei Litifba di un mese e mezzo fa (ne parlo qui).
Cos'altro aggiungere? È per serate come queste che vale la pena vivere.
Sì, così vanno le cose, così devono andare, e dico grazie per questo.

Nessun commento:

Posta un commento