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lunedì 31 ottobre 2022

Notti Magiche

È la Notte di Halloween. E allora qualche minuto per scrivere qualcosa in questa magica notte ho voluto ritagliarmelo.
Comincio subito col dire una cosa importante: quando ero piccolo Halloween per me non esisteva, non sapevo neanche cosa fosse. Non so se negli anni '80 questa festa fosse già arrivata in Italia, in generale, oppure se ancora una volta era soltanto la mia piccola realtà paesana a ritrovarsi tagliata fuori. Ma una cosa altrettanto importante va detta: da piccolo, per me, le notti in cui il confine tra la realtà e il mondo dei morti, dei fantasmi, delle creature sovrannaturali e spaventose... erano tante. Altro che una singola notte in cui ci si traveste e si va porta a porta a chiedere dolcetti...

venerdì 9 luglio 2021

Via Lattea... La Prima a Destra (1989)

A livello cinematografico cosa può esserci di più trash di un film trash? Semplice: un film trash ambientato nel tuo paesino d'origine. Ebbene sì: il mitico "Via Lattea... la prima a destra", di Ninì Grassia, è ambientato per la maggior parte a Roccamonfina, il mio paese d'origine. La mia storia nei confronti di questo capolavoro cinematografico comincia molti anni fa, quando tra un salto e l'altro tra le varie televisioni locali campane, mi imbattei in una scena di un film riconoscendone l'ambientazione: una delle strade del mio paese! Fu fortuna, perché se avessi visto un primo piano o una scena ripresa in interno, l'avrei sicuramente saltato. E invece...
Con l'entusiasmo del ragazzino che ero, subito cercai di informarmi su quale fosse il titolo del film girato a Rocca. All'epoca non esisteva neanche l'idea di Internet, e riuscii soltanto a recuperare il nome di qualche attore presente nel cast: tra tutti, conoscevo Benedetto Casillo, e proprio questo mi portò sulla strada sbagliata. Non ricordo bene come, ma mi procurai (forse da qualche amico) una sorta di manuale di cinema o qualcosa del genere, e tra i film in cui aveva recitato Casillo, beccai un "Miracoloni". Vista la storia del film, pensai allora che si trattasse proprio di quello. Peccato però che non feci caso all'anno d'uscita, che sicuramente mi avrebbe aiutato a non commettere l'errore: "Miracoloni", infatti, è del 1981; il film girato a Roccamonfina e di cui cercavo il titolo, però, tra le varie scene mostrava ragazzini con la maglia del Napoli scudettato con lo sponsor Buitoni. Era ovvio, quindi, che il film non poteva essere "Miracoloni". 
Scoprii soltanto anni dopo, grazie a un amico esperto di Cinema, che si trattava invece di "Via Lattea... la prima a destra", del 1989 (e qui i conti tornano eccome). Ma, mettendo da parte i ricordi, di cosa parla questa perla del Cinema Italiano?!

giovedì 31 dicembre 2020

BOOM!

Da bambino il giorno di San Silvestro era un giorno parecchio atteso. E non per il cenone, per il brindisi, per l'arrivo del nuovo anno o per il concertone/spettacolo in TV (sì, un tempo ci si accontentava davvero di poco). L'attesa, spasmodica, era per la Grande Notte dei Botti, che mi vedeva non soltanto spettatore (dalle mie parti d'origine sparano tutti e di tutto), ma anche assoluto protagonista. Rifornito di confezioni da 100 di "Svedesi" (e qualcuna anche di "Minerva", o di "Fiesta", o di "Raudi Tipo C-1", o di "Sandokan", o di "Viper 1"...), proprio come queste... 

(Questa era la confezione che si trovava più spesso nei Tabacchi del mio paese; inutile dirvi che, nonostante il divieto espressamente riportato anche sulla confezione, mi venivano vendute regolarmente.)

...pochi minuti prima della mezzanotte mi piazzavo sul balcone insieme a mio nonno e, allo scattare del nuovo anno... FUOCO! Fino a far salire una vera e propria nebbia all'odore di polvere da sparo. 
Oggi come oggi mi viene da riflettere su una cosa: possibile che i miei genitori non dicessero nulla? Cioè: possibile che mio padre e mia madre permettessero a mio nonno di prendermi come apprendista fochista, all'età di 9, 10, 11 anni, e farmi maneggiare petardi, razzi, e qualche anno dopo, anche vere e proprie mini batterie di fuoco? Incredibile come siano cambiati i tempi, perché non ero l'unico bambino a farlo. Oggi, in quanti permetterebbero a un bambino di 10 anni di giocare con quella roba? E mi ci divertivo non soltanto nella notte di San Silvestro (quella era dedicata, appunto, allo show con mio nonno), ma anche e soprattutto durante l'intero periodo natalizio. Se ci penso adesso, mi ritengo davvero fortunato a ritrovarmi ancora con 10 dita. Perché, sia chiaro, non ci si limitava soltanto a sparare, ma ci si sfidava in robe davvero assurde. Per esempio:

domenica 9 dicembre 2012

Oceani di Tè

Col paesaggio innevato, oggi pomeriggio un bel tè caldo ci stava proprio bene. Ed ecco che mi è tornato alla mente il "Tè della mia infanzia", un incubo bollente che per anni mi ha tenuto lontano dalla bevanda.
Ricordo mia madre preparare il tè più o meno in questa maniera:
Enorme pentola colma di acqua, portata fino all'ebollizione. A quel punto, una miriade di bustine di "Tè Star" (era sempre quello!) all'interno. Appena il colore si faceva il più scuro possibile, via le bustine, ed ecco la mega tazza. Sì, ricordo benissimo la tazzona gigante di tè bollente, che quasi poteva fungere da termosifone per l'intera stanza. Quattro, cinque cucchiaini di zucchero non bastavano per addolcire il tutto. Di fronte a un oceano scuro e bollente di quella portata, mi arrendevo... e mi fermavo dopo qualche cucchiaino o, se proprio trovavo il giusto coraggio, qualche sorso, con conseguente ustione alla lingua.
Col tempo, quando temerariamente mi sono riavvicinato alla bevanda, ho scoperto che il tè viene servito in maniera leggermente diversa. E a quel punto, ricordando i pentoloni, il calore, e i tazzoni, mi sono chiesto perché mai a mia madre non sia venuta mai l'idea di usare quel "Servizio da tè" esposto lì in cristalliera, con tazze della giusta dimensione. Beh... sì, la risposta effettivamente sta proprio nella domanda. Immagino già mia madre fare cenno di no con la testa e dire: "E che ci fai con quelle 'tazzolelle'? Sono troppo piccole... che ti bevi?"
Tè, mamma... tè... :-)

lunedì 26 marzo 2012

Francesco Guccini - Dizionario delle Cose Perdute

Adoro Francesco Guccini come cantautore. Nonostante ciò, non mi ero mai avventurato nella lettura di un libro scritto da lui (molti, poi, non me ne hanno parlato benissimo). Vedendo questo bel volume in libreria, però, ho deciso di prenderlo, incuriosito dal titolo e, ovviamente, dall'autore. 
Questo "Dizionario delle Cose Perdute" è senz'altro un volume molto interessante, che fa scoprire a chi, come me, ha "qualche" anno in meno rispetto a Guccini, cose scomparse e a volte mai neanche immaginate dai miei coetanei o più giovani. 
Alcune cose, comunque, le ricordo anch'io: è il caso della "Cucina economica", che mi ritrovo ancora nella casa dei miei nonni. O le "Ghiacciaie", ancora presenti (come reperti archeologici) in alcune campagne del mio paese. E che dire della "Naja"? Io, invece dei 18 mesi Gucciniani (e di mio padre), ne ho fatti soltanto 10, ma in molte cose descritte nel capitolo, nonostante gli anni di differenza, mi ci sono ritrovato appieno. 
Lontane, invece, altre cose. I "Cinema" pieni di fumo, le "Braghe corte", i "Cantastorie", i "Pennini": cose che appartengono a un passato a volte sfiorato, a volte davvero lontano.
In altre cose, invece, ho ritrovato racconti di parenti e conoscenti: sto parlando della magia del primo "Telefono", dei "Liquori fai da te", dei "Giochi", del "Lattaio", del "Carbone", della "Maglia di Lana"... insomma, ricordi di racconti di gente che li ricordava per davvero.
Guccini ci parla delle sue cose perdute, e ci mostra, in maniera un po' superficiale a mio parere, il cambiamento a cui la nostra Società è andata incontro, un cambiamento che, si sa, è e sarà sempre in atto. 
Insomma, un bel libro che, come accennato, affrontato in maniera un po' più profonda poteva regalare qualcosa in più. E qualche altra cosa perduta poteva sicuramente essere raccontata: non credo che a Guccini sia stato imposto dall'Editore un certo limite di battute. 
O sì?
(VOTO: 6,5 - Cose di altri tempi)