venerdì 1 agosto 2014

The Strain: La Serie TV di Guillermo del Toro

Un'altra Serie TV che merita sicuramente un'occhiata è "The Strain", di Guillermo del Toro e Chuck Hogan. Amando particolarmente i lavori di Del Toro non potevo farmela sfuggire, e dalla visione delle prime 3 puntate posso ritenermi abbastanza soddisfatto. L'orrore c'è, la storia pure (anche se per il momento non mi sembra originalissima), e i personaggi sembrano stiano prendendo buone caratteristiche. Insomma, per il momento "The Strain" è promosso... ma ne riparleremo sicuramente meglio a Stagione finita.

Israele può

Cosa sarebbe successo se una Nazione, una qualunque al mondo, avesse bombardato una scuola col Simbolo dell'ONU provocando una strage di bambini? Non oso nemmeno immaginarlo...
Ma se la Nazione (Nazione?!) in questione è Israele, allora non serve nemmeno immaginarlo, perché è accaduto, e accadrà. E allora? E allora niente. Israele può. In poche parole Israele può fare quello che cazzo gli pare, anche provocare migliaia e migliaia di vittime innocenti tra le quali anche bambini; oppure proclamare tregue a casaccio e interromperle, appunto, quando gli pare, a caso, senza temere la benché minima reazione da parte dell'intera Comunità Internazionale; e parlo di interventi seri, non di cazziate verbali anche poco convinte. Si interviene in Iraq, in Afghanistan, in Siria - e non certo con cazziatoni verbali - ma non si interviene per fermare questi assassini senza dignità e senza scrupoli, occupanti e opprimenti. Perché?!
Perché Israele può.  
Palestina Libera.

Dylan Dog 335 - Il Calvario

In attesa del nuovo corso di "Dylan Dog", che inizierà col numero 337 in edicola a settembre (Spazio Profondo), merita di essere letto anche il numero di questo mese, il 335, "Il Calvario". Finalmente una bella storia, dove scopriremo anche un Dylan inedito, ovvero un attento papà...
Storia interessante, con un finale amaro e probabilmente fin troppo veritiero.

giovedì 31 luglio 2014

American Horror Story: Coven

Di tutte e tre le Stagioni di “American Horror Story”, questa è senza dubbio la mia preferita. Una storia più lineare rispetto alle altre ma allo stesso tempo ricca di spunti e passaggi interessanti. Anche qui ritroviamo molti degli attori delle prime due Stagioni in ruoli totalmente diversi in una storia radicalmente diversa, particolarità, questa, che premia sicuramente la Serie, rendendola così mai noiosa o ripetitiva. 
“Coven”, questo il titolo di questa Terza Stagione tutta al femminile, racconta le vicende di una Congrega di Streghe nei giorni nostri, con un immancabile occhio nel passato che, ovviamente, ritorna nel presente. Dopo un inizio molto forte (e una sigla fantastica, la più bella finora), le tinte horror probabilmente sfumano leggermente, ma senza far danno alla Serie. Le quattro Streghette principali hanno tutte poteri diversi: la dolce e tranquilla Zoe è una Vedova Nera, ovvero capace di uccidere (inconsapevolmente) la persona con la quale ha un rapporto sessuale; Queenie, ragazza di colore decisamente in sovrappeso, ha la capacità di usare il suo corpo come una vera e propria Bambola Voodoo; la starlette libertina Madison è un genio della telecinesi; infine Nan, ragazza con la Sindrome di Down estremamente intelligente, chiaroveggente e con il dono della lettura del pensiero. Le quattro sono sotto la custodia di Cordelia (Sarah Paulson), figlia della Suprema. Il rapporto tra madre e figlia non è certo dei migliori, come ci fa subito capire la prima puntata, e sarà uno dei risvolti più interessanti della Stagione. 
Nei panni di Fiona Goode, la Suprema, troviamo la sempre eccellente Jessica Lange, ormai pronta a passare il testimone a una delle nuove Streghe. Pronta si fa per dire, perché Fiorna sembra proprio non volerne sapere di abdicare. 
Tra magia nera, roghi e ritorni dall’aldilà, con altri personaggi inquietanti e interessanti come la razzista Seriel Killer Delphine LaLaurie e la Strega Negromante Misty Day, la Stagione arriverà allo splendido finale senza sgonfiarsi, in cui scopriremo se Fiona si sarà finalmente arresa all'arrivo naturale della nuova Suprema.
(VOTO: 9+ - Viva le Streghe) 



American Horror Story: Asylum

Era difficile trovarsi di fronte a una seconda Stagione di “American Horror Story” all'altezza della precedente. Gli autori, però, rimescolando tutte le carte, ci sono riusciti alla grande. Cambia la storia, radicalmente, che non ha più nulla a che fare con la precedente. Non ci troviamo più a fare i conti con una casa infestata, ma con un altrettanto inquietante posto: un manicomio. Il tutto ambientato nel 1964. Non cambia gran parte del cast, alle prese con l’interpretazione di altri personaggi. Jessica Lange, per esempio, è qui la severissima Suor Jude, “capo” del manicomio, che sulle note di “Dominique” ci farà precipitare in una spirale di orrore e cattiveria senza via d’uscita. O forse sì.
Non manca ovviamente la parte paranormale: la prima puntata ci mette subito di fronte ai rapimenti alieni. È così che Kit Walker (Evan Peters) si ritroverà rinchiuso nel terribile Istituto di Briarcliff, in attesa di una probabile pena di morte per l’uccisione della sua amata moglie; del resto, chi può mai parlare di rapimenti alieni? Un pazzo, appunto.
Le possibilità di salvezza di Kit s’intrecceranno con quelle di altri disperati rinchiusi nel manicomio, alcuni innocenti, altri un po’ meno, e passerà per le mani di personaggi via via sempre più inquietanti, come il Dottor Arthur Arden, il Monsignor Timothy Howard e il Dottor Oliver Thredson, senza mai dimenticare  Suor Jude (ancora una volta straordinaria Jessica Lange) e la sua dolce discepola, l’innocente Suor Mary Eunice, che dopo un esorcismo (non manca neanche quello) non sarà più la stessa. 
Un grande Finale di Stagione chiude in maniera impeccabile l’Asylum, e ancora una volta ci mette di fronte all'enorme divario tra le fiction italiane e quelle di altri Paesi, in cui c’è l’imbarazzo della scelta nel decidere quale delle parti che le compongono siano più belle: la storia, i dialoghi, la fotografia, gli attori e le loro interpretazioni.
(VOTO: 9 - Follia Lucida)



mercoledì 30 luglio 2014

7 Psicopatici (2012)

Dopo aver apprezzato “In Bruges” di Martin McDonagh, non ho potuto fare a meno di guardare il secondo (e ultimo, per ora) film dello stesso regista. In “7 Psicopatici” troviamo sempre Colin Farrell, qui nei panni di Marty, uno scrittore irlandese alcolizzato alla ricerca dell’ispirazione per il copione di un film, dal titolo, appunto,“7 Piscopatici”. Ad aiutarlo troviamo il suo amico Billy, che non se la passa certo meglio. La ricerca dei 7 psicopatici da includere nel film non sarà poi tanto difficile, in un mondo dove imbattersi in uno psicopatico è, spesso, fin troppo semplice. Se poi ci mettiamo il rapimento di un cane sbagliato e un annuncio su un giornale... 
Il film si apre con una scena che subito rapisce. Troviamo immediatamente uno dei sette, il Jack di Quadri. Lo scrittore, che si ritroverà ben presto catapultato dalla fantasia alla realtà, riuscirà pian piano ad avere ben chiaro il quadro dei protagonisti. Riuscirà pure a realizzare fino in fondo il suo film? Per vederlo, ovviamente, bisognerà arrivare per davvero fino in fondo, oltre i titoli.
Bello anche il personaggio interpretato da Christopher Walken. Il finale è drammaticamente divertente quanto tutto il film che, a mio parere, non è inferiore a “In Bruges”. Da vedere.
(VOTO: 7+ – Qua la zampa)

martedì 22 luglio 2014

Il Ritorno di Utopia

"Utopia" riparte così come l'avevamo lasciata. Il Primo Episodio della Seconda Stagione è a dir poco straordinaria... e si apre con scene molto familiari a noi italiani: le immagini dell'assassinio di Aldo Moro e l'annuncio in TV di Bruno Vespa. Assurdo? In questa Serie TV tutto è assurdo e allo stesso tempo assurdamente credibile. E parlando di cose assurdamente credibili, proprio nelle prime scene della puntata (girate in 4:3) ambientate in Italia, ritroviamo un altro personaggio a noi familiare: Mino Pecorelli. Cosa c'entra l'omicidio di Pecorelli con "Utopia"? C'entra... o meglio, può c'entrare...
Straordinaria Premiere, con una scena che ho trovato assolutamente struggente e simbolica nello sviluppo di uno dei personaggi più riusciti della Serie: le mani tese del piccolo Pietre verso suo padre nell'inferno rosso nel quale si ritrova...
Dal tuffo nel passato (esaustivo al punto giusto), dal Secondo Episodio si tornerà nel presente. Personaggi, Violenza, Fotografia, Colonna Sonora, Storia... anche nella Seconda Stagione "Utopia" sembra promettere piccole (solo 6 episodi anche stavolta) grandi cose.

domenica 6 luglio 2014

Homeland (Stagione 3)

In una storia che pian piano si allungava e diventava sempre più difficile da gestire, era naturale l’arrivo di una flessione. È quello che è successo, secondo me, a “Homeland”, arrivato alla Terza Stagione. Già dai primi episodi si comincia ad avvertire un certo senso di piattezza, interrotto finalmente da un buon colpo di scena che sembra rimettere tutta la Stagione in carreggiata. Ma non basta. Brody è un personaggio ormai molto complicato da gestire, nonostante gli sforzi degli Autori che, ovviamente, lo sanno bene.    
La Terza Stagione vede una Carrie ancor più protagonista, con un Nicholas Brody, appunto, che stenta a emergere, cercando di tornare protagonista negli ultimi episodi.
Le crisi adolescenziali della figlia dell’ex marine all'inizio della Stagione non aiutano la Serie. Poi, ripeto, “Homeland” sembra ripartire, ma con la sensazione di non poter fare di più rispetto alle due Stagioni precedenti. Così è.
Il Finale di Stagione potrebbe essere un discreto finale di tutto, ma non passerà molto tempo prima dell'annuncio di una Quarta Stagione. E sinceramente non so cosa aspettarmi.
(VOTO: 6+ - Cacciata la Spia)

martedì 24 giugno 2014

Mentalità Perdente

Si sa, nel calcio la mentalità è fondamentale. Ad esempio c'è quella Vincente, che ti spinge a giocare per vincere, per dare spettacolo, per superare l'avversario a tutti i costi. C'è quella Attendista, di chi di solito è inferiore, che cerca innanzitutto di limitare i danni, di sfiancare l'avversario più forte e, perché no, di colpirlo in contropiede, a sorpresa, vincendo addirittura la partita. E poi, abbiamo scoperto grazie a questo Mondiale, c'è quella Perdente, quella di una squadra che non ha la minima intenzione di fare un gol, di creare un'azione interessante, di dimostrare ai suoi tifosi che sono in campo per un motivo. È quella dell'Italia di Prandelli: una vittoria non meritata contro l'Inghilterra (notoriamente squadraccia), una sconfitta contro la Costarica senza giocare, e una sconfitta contro l'Uruguay che, come l'Italia, sembrava non avere nessuna intenzione di vincere la partita. Fantastico... perché, tra le due, quella che aveva un disperato bisogno di vittoria era proprio l'Uruguay. Ma la squadra di Tabarez è apparsa inconcludente e svogliata, quasi al pari dell'Italia. Italia che, pensate, aveva due risultati utili su tre: e quale risultato, ovviamente, potrebbe mai rincorrere una squadra come quella di Prandelli? La vittoria? Ma manco a dirlo! Il pareggio? Sì, si poteva pensare proprio così, un classico... ma gli Azzurri hanno osato di più, e sono riusciti a perdere contro una squadra imbarazzante quasi quanto la nostra. Quasi... perché almeno l'Uruguay aveva la scusa di un solo risultato utile. 
Noi, d'altro canto, un solo risultato inutile; e l'abbiamo centrato. Grazie ragazzi, siete riusciti a far peggio dell'Italia del Lippi Bis... e non era affatto facile.
Mi dispiace soltanto non aver potuto ammirare la Nazionale di Prandelli alle prese con una vera squadra, come la Germania o l'Olanda, dove avremmo sicuramente potuto vedere l'eterno incompiuto Balotelli al fianco di un'altra punta: il secondo portiere.

sabato 21 giugno 2014

L'Alibi per la Sconfitta (secondo Thiago Motta)

Di solito dopo una sconfitta come quella di ieri si prova (timidamente) a cercare un alibi per spiegare la debacle imbarazzante. È quello che ha provato a fare anche il centrocampista della Nazionale Thiago Motta: "Il caldo è la spiegazione logica alla nostra sconfitta, la Costarica è una squadra sudamericana, abituata a certe temperature...". Bene. Anzi, male, malissimo. Seguendo il discorso del più che sostituibile centrocampista azzurro la prossima partita potremmo anche non giocarla. Sì, perché la prossima non solo sarà contro una squadra sudamericana (abituata al caldo... ma per piacere...), ma sarà contro l'Uruguay che, nonostante la sconfitta proprio contro la Costarica, è senza dubbio un avversario molto più forte. Amen, allora...
Ma l'imbarazzante centrocampista oriundo (possibile che non abbiamo un italiano appena leggermente migliore di questo? Basta pescare a caso anche il Lega Pro...) non si ferma, e continua nelle sue deliranti scusanti: "Nessun giocatore del Costarica giocherebbe in un top club europeo". Ora: di solito quando perdi ci tieni a sottolineare che sì, la sconfitta può capitare contro avversari forti, che sanno giocare a calcio, che non sono poi così scarsi come si pensa. Lo si fa anche per, appunto, sminuire la sconfitta, far capire che può starci. Insomma, è come dire: "Oh, erano forti... quindi ci può stare". Thiago Motta invece va oltre: "Oh, erano dei ciucci che non sanno neanche com'è fatto un pallone, e ci abbiamo perso... quindi che volete da noi?!". Incredibile... 
A questo punto devo cominciare a pensare che Prandelli (gli abbiamo rinnovato pure il contratto... povera Italia...) non abbia convocato soltanto giocatori con evidentissimi limiti tecnici, ma anche con ben altri limiti. 
E adesso l'Uruguay. E se con Costarica abbiamo giocato con una sola punta (Balotelli, vabbè...), con un avversario così ostico penso che Prandelli potrebbe anche pensare di schierare una squadra più coperta, con sei difensori e cinque centrocampisti. Anzi no... troppo offensivi: meglio togliere un centrocampista e inserire un  altro portiere. Tanto ci basta il pareggio...

domenica 11 maggio 2014

Italiani a piacere

Premesso che, da tifoso del Napoli e Italiano, condanno anch'io i fischi all'Inno Nazionale, mi viene da spendere qualche riga per tutti quelli che stanno gridando vergogna nei confronti della Curva Azzurra per aver fischiato l'Inno. Ok, ripeto, è sbagliato, ma mettiamoci d'accordo: i tifosi del Napoli sono italiani sempre o soltanto quando fischiano l'Inno di Mameli? Perché a me sembra che i supporters azzurri, ovunque vadano negli Stadi del Nord Italia (dove vivo anch'io), vengano accolti non proprio da "connazionali". I vari "Benvenuti in Italia", i canti dell'Inno schernendo i tifosi del Napoli accusati, appunto, di non essere italiani, i continui richiami al Vesuvio. Allora: di cosa stiamo parlando? I tifosi del Napoli devono essere considerati Italiani soltanto quando fischiano l'Inno?
Italioti razzisti, mettetevi l'anima in pace, perché c'è poco da indignarsi, in fondo: i tifosi del Napoli sabato sera con i loro fischi non avrebbero dovuto sorprendervi; dopotutto, non li considerati italiani per 364 giorni all'anno.

Doodle: Festa della Mamma 2014

Un disegno che ci mostra una mamma in bici con i suoi bambini, con sullo sfondo la scritta "Google" che sembra disegnata con acquerelli: è questo il Doodle che Google dedica alla Festa della Mamma.
Auguri a tutte le mamme del mondo, in particolar modo alla mia!

mercoledì 7 maggio 2014

L'Amore secondo Cecchi Paone

Dopo aver visto i 34 secondi dello spot elettorale di Alessandro Cecchi Paone resti in silenzio, interdetto, quasi shockato. Poi ti rendi conto che non si tratta proprio di shock, ma di qualcosa che si avvicina più al disgusto misto a compassione. Quest’uomo di Scienza, che così si definisce e così, lo ammetto, lo vedevo anch'io, si candida alle Europee per un partito, Forza Italia, che di scientifico non ha un bel nulla, dalla sua creazione alla sua morte alla sua rinascita. Il Partito di Berlusconi, comunque, non manca soltanto di basi logiche che possano in qualche maniera avvicinarlo a un Uomo di Scienza; manca anche di tante altre cose, piccole e grandi, che a un Uomo di Scienza come Cecchi Paone non dovrebbero assolutamente andar giù. Eppure vanno...
Cosa non si fa per una poltrona, per un voto in più (anche se qui conterei più quelli in meno, a dire il vero).
Mettendo da parte la scelta di Cecchi Paone di schierarsi tra le fila di Forza Italia (sì, stiamo parlando di questo, e non è una bufala), si precipita ancor di più nell'imbarazzo andando ad analizzare lo spot con cui l’ex divulgatore televisivo di scienza dà il via alla sua Campagna Elettorale: “Per Amore”. Insomma, dopo i tanti video su Youtube che ci mostrano le reazioni dei fans di fronte alle "Red Wedding" del nono episodio della Terza Stagione di "Games of Thrones", io proporrei di farne qualcuno anche sulle reazioni degli ex (ormai ex, poco ma sicuro) estimatori di Cecchi Paone di fronte al video “Per Amore”. E forse qui le reazioni sarebbero addirittura più traumatiche, perché mentre in “GOT” ci troviamo di fronte pur sempre a un’opera di fantasia, in quella di Cecchi Paone l’opera è reale (seppur mi riesca più facile credere all'esistenza di Approdo del Re che di quella di questo spot elettorale). 
Nel dettaglio, il buon Cecchi Paone nei terribili 34 secondi di video ci fa sapere che scende in campo soltanto per amore di qualcuno. Di chi? Eccoli nel dettaglio:

domenica 4 maggio 2014

Nelle mani di una Carogna

Ciò che è successo ieri all'Olimpico di Roma ha dell'incredibile. Lo Stato si è dimostrato ancora una volta totalmente in balia di squallidi personaggi che, conoscendo bene la situazione della Nazione nella quale si trovano, fanno tutto quello che gli pare, persino dare ordini alle Forze dell'Ordine. 
Succede anche che un "Ultrà" della Roma, una tale Gastone, lo stesso che anni fa fermò un derby (per avere potere in Italia bisogna sguazzare nell'illegalità e nell'ignoranza, ormai è noto) spara ad alcuni tifosi del Napoli, ferendone uno gravemente.
Succede che per decidere se giocare o meno una partita, ci si affida al portavoce di un'intera Curva, o meglio a quello che le Forze dell'Ordine promuovono incondizionatamente "Portavoce dei Supports del Napoli", un tale Genny 'a Carogna, con tanto di vergognosa maglietta con la scritta "Speziale Libero". Ora: in un Paese normale (quante volte mi trovo a dire e scrivere questa frase!) il signor SpezialeLibero se ne starebbe lì dove Speziale è tutt'ora. Al massimo ci sarebbe finito ieri, direttamente, senza sé e senza ma. Si sarebbe dato un annuncio all'intero Stadio sulla situazione dei feriti e dei fatti, e magari si sarebbe giocata la partita. Il tutto, appunto, senza far intendere al mondo intero che le nostre Forze dell'Ordine sono ai comandi di Genny 'a Carogna. Che figuraccia... l'ennesima.
Invece accade che il signor Genny, fatto il suo squallido spettacolino, impartito i suoi improbabili ordini, se ne torni in Curva a tifare e, successivamente, festeggiare.
No, signori, non venite a dirmi che il Calcio è malato mortalmente, che è uno sport da abolire, che i tifosi del Napoli o della Roma sono violenti. La realtà è che le malattie si curano, così come è successo in Inghilterra, dove Genny 'a Carogna sarebbe sbiancato di fronte alla furia degli Hoolingans. Si estirpa il male, lo si rinchiude o gli si impedisce di contaminare uno dei più belli spettacoli sportivi del mondo, e ci si gode la vita. Tutto questo in Italia non accade. E, ripeto, non è certo colpa di Genny 'a Carogna e  Gastone Signor-Fermo-Il-Derby-De-Roma, ma è colpa, tutta colpa di un Sistema che non riesce a evitare che simili personaggi sporchino qualsiasi cosa sana di questo Paese, arrivando persino a impartire ordini a chi dovrebbe garantire la sicurezza.
Sarebbe ora di guardare la Luna e non il dito; guardiamo l'Italia e il suo Stato debole e non Genny 'a Carogna o Gastone.
Senza parole...

lunedì 28 aprile 2014

Doodle: 77° Anniversario di Cinecittà

Google festeggia i 77 anni degli Studios di Cinecittà con un Doodle che ci mostra vari set cinematografici che, in semicerchio, ci ricordano la scritta "Google". 77 anni fa dunque nasceva Cinecittà, e mi viene un po' di malinconia nel ricordare gli anni d'oro del Cinema Italiano...
Il Doodle è visibile, oltre in Italia, anche in Gran Bretagna.